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Magistratura

“Bloccate le telefonate dei criminali in carcere”

Non è un blocco indiscriminato. Le utenze autorizzate possono infatti superare la barriera

Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni in conferenza stampa nella prefettura di Napoli dove hanno spiegato il sistema di inibizione delle comunicazioni telefoniche nel carcere di Secondigliano 24 settembre 2026 ANSA/ CIRO FUSCO

Ventiquattromila tentativi di accesso alle comunicazioni in una sola giornata. Tutti respinti. È il primo effetto del sistema di inibizione attivato nel carcere di Secondigliano, a Napoli, dove il governo ha deciso di alzare il muro contro l’utilizzo dei telefoni da parte dei detenuti. «Partiamo da Napoli ma verrà estesa a tutta Italia», annuncia il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni (foto). Il sistema inibisce telefonate e trasmissione dati dall’interno dell’istituto. Un muro tecnologico contro uno strumento che, secondo il governo, può diventare particolarmente delicato nelle mani dei detenuti legati alla criminalità organizzata. «Più sicurezza, più controllo e strumenti più efficaci per impedire che il carcere possa diventare un luogo attraverso cui continuare a gestire attività criminali», spiega Balboni.

Non è un blocco indiscriminato. Le utenze autorizzate possono infatti superare la barriera. E proprio le richieste dei detenuti di poter effettuare telefonate autorizzate, riferisce Balboni, sono quadruplicate due giorni fa.

Ora il modello è destinato a essere replicato. In Italia gli istituti penitenziari sono 196 e il sistema, ha spiegato Balboni, è costoso. L’estensione partirà dalle carceri più problematiche.

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