Ventiquattromila tentativi di accesso alle comunicazioni in una sola giornata. Tutti respinti. È il primo effetto del sistema di inibizione attivato nel carcere di Secondigliano, a Napoli, dove il governo ha deciso di alzare il muro contro l’utilizzo dei telefoni da parte dei detenuti. «Partiamo da Napoli ma verrà estesa a tutta Italia», annuncia il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni (foto). Il sistema inibisce telefonate e trasmissione dati dall’interno dell’istituto. Un muro tecnologico contro uno strumento che, secondo il governo, può diventare particolarmente delicato nelle mani dei detenuti legati alla criminalità organizzata. «Più sicurezza, più controllo e strumenti più efficaci per impedire che il carcere possa diventare un luogo attraverso cui continuare a gestire attività criminali», spiega Balboni.
Non è un blocco indiscriminato. Le utenze autorizzate possono infatti superare la barriera. E proprio le richieste dei detenuti di poter effettuare telefonate autorizzate, riferisce Balboni, sono quadruplicate due giorni fa.
Ora il modello è destinato a essere replicato. In Italia gli istituti penitenziari sono 196 e il sistema, ha spiegato Balboni, è costoso. L’estensione partirà dalle carceri più problematiche.
