C’è una foto che ha fatto tremare l’Italia, che per quasi sei anni tutti hanno creduto fosse soltanto il frutto del passaggio di una professoressa in un Autogrill. Uno smartphone tirato fuori al momento giusto. Matteo Renzi da una parte, Marco Mancini, uno degli uomini più importanti dell’intelligence italiana, dall’altra. Ma quella foto oggi potrebbe avere una storia molto più lunga dello scatto che l’ha immortalata. Perché Il Giornale può ricostruire cosa accadde dietro le quinte del servizio di Report e la pista porta dentro il mondo dei Servizi. Una telefonata alle 11:28 del 27 aprile 2021. È da qui che bisogna partire per riavvolgere il nastro del famoso «caso Autogrill». Mancano sei giorni alla puntata di Report che porterà in televisione le immagini dell’incontro del 23 dicembre 2020 tra Renzi e Mancini. A chiamare Sigfrido Ranucci per la prima volta, sull’utenza Rai in uso al conduttore, è Carlo Parolisi, ex uomo dei Servizi. Parolisi si trova a Castiglione d’Orcia, Ranucci a Roma, nell’area di viale della Bufalotta. Quarantuno minuti dopo, alle 12:09 la palla passa a Giorgio Mottola, giornalista di Report. È lui che chiama Parolisi. La conversazione dura 175 secondi. È l’inizio di una giornata che, letta attraverso telefonate e celle telefoniche, sembra disegnare la costruzione del servizio destinato a esplodere pochi giorni dopo, facendo saltare la nomina di Mancini ai vertici dell’Aise. Perché quello stesso 27 aprile Mottola raggiunge Viterbo, precisamente Via Enrico Fermi, dove si trova Valentina Cuozzo, la professoressa che quattro mesi prima aveva ripreso Renzi e Mancini nell’area di servizio. E mentre è ancora a Viterbo, alle 18:45, Mottola chiama nuovamente Parolisi. Cosa doveva dirgli? Ma la giornata non finisce lì. Alle 20:26 parte un’altra chiamata di Mottola a Parolisi. Nel frattempo, però, la posizione del giornalista è cambiata: non è più a Viterbo. Il suo telefono aggancia San Quirico d’Orcia. È arrivato in Val d’Orcia, nello stesso quadrante geografico in cui si trova Parolisi. In poche ore il percorso è dunque Roma-Viterbo-Toscana: dalla Capitale, passando per la donna che ha realizzato il video all’ex 007 che, nella trasmissione, contribuirà a dare un nome all’uomo immortalato accanto a Renzi. All’epoca Valentina lavorava come professoressa di sostegno al liceo Francesco Orioli di Viterbo. Qualcuno ha mai chiesto all’ex vicedirettore dell’Aisi Giuseppe Del Deo se si conoscevano, essendo anche sua moglie insegnante a Viterbo? All’interno dei servizi sono mai stati fatti accertamenti sul marito della prof, Mariano Vincenzi, con cui lei era al telefono prima di scattare la foto? Ma le anomalie vengono riscontrate anche nelle dichiarazioni che ha reso agli investigatori. Viene sentita il 3 marzo 2022 presso la Questura di Roma: «Non ho udito alcuna parola in quanto i due colloquiavano davanti a me», dice in prima battuta. Poi, però, si contraddice spiegando che, mentre Mancini e Renzi si avvicinavano alle rispettive macchine «ho udito Renzi dire tanto per qualsiasi cosa sai come (o dove) trovarmi». Versione, la seconda, che ripete il l8 novembre 22. Alle 16:00, sentita nuovamente in Questura, ribadisce quanto avrebbe ascoltato «avendo il finestrino abbassato dal lato passeggero dove c’era seduto mio padre», precisando che «la mia sosta nel parcheggio ha avuto una durata di 40 minuti». Ma i due, come accertato anche dalle perizie tecniche effettuate sul dispositivo contenente l’intero filmato, hanno parlato per 14 minuti.
Il volto di Marco Mancini non veniva ripreso dal 2005. Il numero uno del controspionaggio era indecifrabile. Eppure, la prof ha ritenuto opportuno riprendere il momento «perché ho intuito il rapporto pubblico e non meramente privatistico che univa i due soggetti». Sulla foto c’è, infatti, un dettaglio che spicca. Lei stessa ammette di avere come obiettivo quello di immortalare un attimo che sarà poi decisivo: «Ho dovuto eseguire una manovra perché l’Audi di Renzi mi aveva bloccato un passaggio». La professoressa, nel corso della deposizione, sottolinea di avere una propensione nel tenere a mente i dettagli derivante da una deformazione professionale conseguente «ai miei studi specialistici». Quando si tratta, però, di descrivere l’autovettura dell’ex 007 sostiene che sia salito su un’auto di colore bordeaux metallizzato. Ma Mancini non ne ha mai avuta una ed lì era con una Passat blindata grigia, la stessa fotografata in Via Rasella dopo essere stata oggetto di uno strano controllo. Un dettaglio, quello del bordeaux, che ripete più volte. Ma c’è anche un altro elemento: erano le 23:43 del 22 dicembre del 2022 quando il giornalista Paolo Gianlorenzo, che stava aveva realizzato un servizio per la trasmissione di Massimo Giletti (Non è L’arena), è stato fotografato nel cuore di Viterbo, sotto casa della professoressa. Secondo la ricostruzione del giornalista lo stabile, già più volte frequentato per sopralluoghi e riprese, non sarebbe provvisto di telecamere esterne e al momento in cui sono state scattate le foto, con il buio, le finestre erano chiuse e lui non ha visto nessuno affacciarsi dal balcone. Era stato poche ore prima nell’ufficio di Renzi al Senato, in un incontro conclusosi intorno alle 20. Uscito da lì, è andato a cena in zona pantheon, ha sentito Giletti per metterlo al corrente dell’incontro in relazione alle fotografie. «Stai tornando a Viterbo, perché non vai sotto casa della professoressa a controllare i particolari della macchina?», gli aveva detto Giletti. Arrivato lì, cerca la macchina, la trova, fa le foto ai dettagli e va via. Massimo un quarto d’ora. Ma tanto è bastato per far arrivare gli scatti dei suoi spostamenti sul cellulare di Ranucci.
