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Magistratura

Giustizia: più della metà degli italiani considera negativa la sua esperienza

È il risultato che emerge dal sondaggio Only Numbers presentato agli Stati Generali della Giustizia organizzati alla Camera da Raffaele Costa

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Il rapporto tra i cittadini italiani e il mondo della giustizia è segnato da criticità profonde, divisioni politiche e una forte domanda di cambiamento. È quanto emerge dall’indagine demoscopica realizzata da Only Numbers tra il 23 e il 26 ottobre 2026 su un campione nazionale di 1.000 casi. I dati restituiscono la fotografia di un Paese in cui l’esperienza diretta con i procedimenti giudiziari lascia spesso il segno: il 18,6% del campione dichiara di aver vissuto in prima persona un iter giudiziario (6,3% nel penale e 12,3% nel civile). Tra questi, ben il 50,3% giudica quell’esperienza negativa al di là dell’esito finale, contro un 25% che la valuta positivamente e un 24,7% di pareri neutri o non giudicabili.

Uno dei nodi centrali emersi dall’analisi riguarda i livelli di fiducia nella magistratura, fortemente polarizzati in base all’appartenenza politica. Se complessivamente la fiducia si attesta al 35,2%, la frattura tra gli schieramenti è netta: tra gli elettori del centrodestra la percentuale crolla al 22,3%, mentre sale al 65,9% tra gli elettori del campo largo. Speculare la situazione per gli avvocati, che registrano una fiducia del 36,3% a livello generale, con il 36,1% nel centrodestra e il 49,3% nell’area progressista. Il tema della responsabilità e degli errori giudiziari rappresenta un altro fronte problematico perché, di fronte all’ipotesi di un errore grave commesso da un magistrato, la percezione maggioritaria è che le conseguenze attuali siano inadeguate, un’opinione condivisa dall’81,9% degli elettori di centrodestra e dal 45,9% del campo largo. Per rimediare, le soluzioni indicate dai cittadini puntano in primis sulla responsabilità civile diretta (36,2%), seguita da sanzioni disciplinari più incisive (28%) e da valutazioni periodiche di professionalità sui risultati (21%). Forti perplessità emergono anche sul funzionamento interno dell’ordine giudiziario e sul CSM, per il quale il 66,8% del campione ritiene che le correnti politiche influenzino nomine e carriere, una percentuale che sale al 87,4% tra gli elettori del centrodestra e al 56,1% nel campo largo. Inoltre, il 60,7% dei soggetti coinvolti nel sondaggio è convinto che nella carriera di un magistrato prevalga la corrente più che il merito. Di conseguenza, riguardo al Consiglio Superiore della Magistratura, il 38,2% invoca elezioni con nuove regole e il 24,2% auspica il sorteggio dei componenti, mentre solo l’11,8% pensa che non andrebbe riformato.

Sul fronte della durata dei procedimenti, si registra un pensiero unanime tra i diversi elettorati: il 68% considera troppo lunghi i processi penali e il 65% giudica eccessive le tempistiche di quelli civili. Non mancano infine le ombre sul ruolo dell’informazione, con il 58,7% che ritiene che i media influenzino l’esito dei processi e il 50,4% che accusa radio, tv, stampa e social di non rispettare la presunzione di innocenza, descrivendo gli indagati già come responsabili. In conclusione, di fronte a un eventuale coinvolgimento in un fatto di cronaca, la rete di protezione su cui i cittadini riporrebbero la maggiore fiducia vede in testa il proprio avvocato col 23,6%, seguito da un 30,7% che dichiara di non fidarsi di nessuno.

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