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Magistratura

Il Csm svuota i test psicologici alle toghe

L’astensione dei consiglieri laici di centrodestra, le valutazioni slittano al 2028. “Non si diagnosticano patologie”

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Il Csm approva la delibera sui test psicoattitudinali ai magistrati, attuando una legge del 2024, ma lo fa tra divisioni e polemiche perché il terreno è molto delicato. Sembrerebbe una vittoria della storica battaglia di Silvio Berlusconi, eppure si scopre che tra i 6 membri astenuti a Palazzo de’ Marescialli ci sono i rappresentanti del centrodestra, cioè i laici di FdI Bertolini, Lega Eccher e Fi Aimi. Per loro, questi test che arriveranno nel prossimo concorso del 2028, cioè ben 4 anni dopo le norme, sono stati svuotati e depotenziati, perché la magistratura assolutamente non li voleva e l’Anm si è schierata contro. Così, per Isabella Bertolini e Claudia Eccher, è stata «tradita la volontà del governo, con l’intento di ritardarne l’attuazione, ma soprattutto di non interpretare correttamente gli obiettivi e la volontà». E invece di impostare i test per ricercare disturbi psichiatrici, si vogliono solo valutare le attitudini allo svolgimento della funzione. In effetti, nella delibera approvata dal plenum si sottolinea che i test psicoattitudinali, elaborati con la collaborazione di 4 esperti psicologi, sono uno strumento «volto ad accertare l’assenza di condizioni di inidoneità, non a diagnosticare condizioni patologiche».

Per motivi opposti, tra i 6 astenuti ci sono il laico del Pd Romboli, che ha avanzato anche dubbi di costituzionalità, la togata di Magistratura democratica Miele, che parla di «uno dei tasselli di un disegno di normalizzazione della magistratura che risale alla P2», e il togato indipendente Mirenda, il giudice outsider eletto con il sorteggio, per mancanza di candidati nel collegio. Replica alle critiche il laico di centrodestra, Felice Giuffrè: «Non si tratta di uno strumento diagnostico né di un filtro ideologico e vanno respinte le letture ideologiche della sinistra giudiziaria su una delegittimazione della magistratura».

La delibera, dopo un lungo e travagliato lavoro in Commissione, era stata rimandata indietro dal plenum e riscritta prima dell’estate, ma ora che ha avuto l’ok non è finita: una commissione di docenti elaborerà i test, che dovranno essere approvati dal Consiglio, sulla base delle condizioni d’inidoneità in 5 aree, cognitiva, emotiva, relazionale, etico-valoriale e organizzativa. E solo nel concorso del 2028 saranno applicati i test tra prova scritta e orale. I risultati saranno discussi nel colloquio diretto dal presidente della seduta, con l’ausilio di un esperto psicologo e si concluderà «con una sintesi valutativa operata dall’intera commissione (o sottocommissione) esaminatrice». Questo, per verificare se gli aspiranti magistrati hanno «carenze nell’equilibrio emotivo» o «nella comprensione empatica», se hanno mancanza «di equità e autonomia di giudizio», «di ascolto e di comunicazione efficace», «di gestione dello stress e autocontrollo». A quel punto, e solo a quel punto, si saprà chi dei candidati alla toga ha le caratteristiche psicologiche del giudice o del pubblico ministero perfetto. Almeno al suo ingresso nel mondo della magistratura.

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