Il Csm si sveglia sul Gip di Caltanissetta Santi Bologna, che nel suo decreto di archiviazione ha accusato il senatore M5s Roberto Scarpinato di essere un «depistatore» sulle stragi di mafia e che si è sentito dare, per tutta risposta, del «bullo» dall’ex Pm di Palermo, pizzicato al telefono a concordare le domande con l’ex collega pm Gioacchino Natoli, indagato per favoreggiamento a Cosa Nostra. Il cortocircuito mediatico-giudiziario nato dal filone Mafia-appalti - il dossier che Scarpinato archiviò tenendolo nascosto nella riunione del 14 luglio 1992 a Paolo Borsellino che ci stava lavorando - è la nemesi per la magistratura antimafia che in questi trent’anni ha tenuto nel cassetto le carte vere. Ora che viene sbugiardata da toghe estranee ai giochetti del «covo di vipere» della Procura di Palermo, non solo per ragioni anagrafiche, la sinistra antimafia perde la testa ma non la poltrona. Già, perché nonostante le richieste del centrodestra, Scarpinato resta nella commissione Antimafia che ha ingannato, come constata la presidente Chiara Colosimo al Tg1: «È depistante cercare di far credere che Borsellino conoscesse l’archiviazione di mafia-appalti, non è riportato in nessuna carta. Dirlo e indurlo a dirlo è depistante», sottolinea la Colosimo al Tg1 diretto da Gian Marco Chiocci.
«Sarà mia cura aprire presto una pratica a tutela per Bologna e i Gip di Caltanissetta - anticipa al Giornale il laico renziano del Csm Ernesto Carbone - criticare è legittimo, delegittimare il giudice che lo ha firmato no». L’Anm da giorni traccheggia: al povero leader Giuseppe Tango (di Mi, stessa corrente di Bologna) non resta che prendere tempo («ne stiamo discutendo», ci rivela) anche se una fonte ci fa notare che in passato la «pratica a tutela» è stata aperta solo quando le accuse provenivano da politici estranei ai procedimenti.
«Il diritto di critica non può mai oltrepassare i confini del rispetto verso la decisione del giudice e della sua funzione», ricorda la togata di Magistratura indipendente al Csm Bernadette Nicotra, che da tempo ha smesso di chiedere inutili «pratiche a tutela», che però non possono essere aperte «a corrente alternata, a seconda di quale sia la fazione politica interessata», sottolinea il giudice romano. «Il confronto sulle stragi del ’92-’93 merita rigore», è l’affondo di Unicost. Il Pd gioca la carta del «ma anche» e insiste sulla fantomatica pista nera che piace solo a Fatto e Report e chiede una relazione condivisa in Antimafia «che non va piegata a interessi di parte», come la sinistra ha fatto in passato. Dopo l’affondo dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro («Cosa aspetta a dimettersi?») M5s sale sulle barricate: «Da Delmastro delirio o avanspettacolo che non fa ridere». Mai quanto un ex giudice che ha mentito su un collega eroe, ha invitato altri a farlo, è stato sbugiardato per tabulas ma non vuole ammetterlo.
