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Magistratura

Salis non risarcisce i 300mila euro. Ma rivuole i libri dall’ex assistente

L’europarlamentare di Avs continua a non pagare il maxi risarcimento ai collaboratori cacciati. Poi, però, a una dei due fa scattare addirittura un decreto ingiuntivo per riavere indietro alcuni suoi vecchi volumi

Salis condannata: sfruttava e umiliava due collaboratori. Ora dovrà risarcirli

Nella telenovela che vede protagonista l’eurodeputata di Avs Ilaria Salis fanno irruzione una notizia seria e una buffa. Quella divertente è scoprire che l’ex militante antagonista è ricorsa alla giustizia borghese per farsi restituire dei libri che durante la detenzione aveva affidato alla sua collaboratrice Valentina Dadda: la stessa che in seguito ha assunto al Parlamento europeo e poi ha licenziato senza giusta causa e senza preavviso. Invece di farsi ridare i volumi con le buone o (potendo forse permetterselo) di ricomprarseli, la Salis ha fatto scattare addirittura un decreto ingiuntivo. La Dadda le ha ridato i libri e le ha anche pagato le spese di giustizia: a differenza dell’eurodeputata, che dopo essere stata condannata per il licenziamento illegale della Dadda e dell’altro assistente Francois Gelmetti non ha ancora versato un euro di risarcimento. E nemmeno ha pagato le spese del nuovo ricorso. Risultato: i legali dei due ex compagni le hanno pignorato lo stipendio. «Se Salis paga, ritiriamo l’azione» fanno sapere adesso gli avvocati.

«Non sapevo il numero di conto corrente e non sapevo della sentenza», ha spiegato la Salis. Una distrazione che si può forse comprendere a causa della impegnativa attività cui la ex maestrina rivela di essersi nel frattempo dedicata: la schedatura delle case che a Milano vengono messe sul mercato a prezzi troppo alti. Un problema che si trascina da tempo e che la Salis, quando non era ancora deputata, aveva risolto in modo semplice: le case le occupava illegalmente. Possibilmente case di proprietà pubblica. Per essersi piazzata abusivamente prima in una casa al Corvetto e poi in un alloggio al Ticinese ha accumulato debiti verso l’azienda regionale per oltre 90mila euro. Non si sa se abbiano fatto la stessa fine dei risarcimenti dovuti agli ex collaboratori.

Per affrontare la piaga del caro-affitti la 42enne esponente di Avs adesso utilizza un altro metodo: il censimento pubblico delle offerte che secondo lei dimostrano «la follia classista di questa città». Primo esempio, grave se fosse vero: una stanza di 9 metri quadri in un appartamento periferico condiviso da 11 persone, quasi novecento euro al mese. A fare colpo è il metodo della denuncia pubblica di singoli casi e dell’appello a segnalarle «altre storie di follia immobiliare» per sostenere la battaglia contro «chi usa le case per vivere di rendita». La Salis indica espressamente chi le ha fatto venire l’idea: Christian Raimo, anche lui ex candidato (con meno fortuna) di Avs, anche lui insegnante. Raimo è salito alle cronache prima per avere definito il ministro Valditara «un bersaglio debole da colpire come la morte nera», poi per avere dichiarato in una trasmissione tv che «i neonazisti vanno picchiati, io insegno a scuola e penso sia giusto picchiarli»: proprio come la Salis fece tre anni fa, andando a Budapest a sprangare militanti di destra.

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