Il fantastico mondo di Pisapia: "Grazie a me Milano è rinata"

Il sindaco scrive al Corsera per incensarsi. Ma non dice che ora la città è la più pericolosa d'Italia, che il bilancio è in rosso e che per due anni non ha mai fatto gli interessi dei milanesi

Il fantastico mondo di Pisapia: "Grazie a me Milano è rinata"

L'allarme sicurezza, i conti in rosso, l'emergenza rom, le periferie abbandonate, il vuoto culturale. La'amministrazione comunale fa acqua da tutte le parti e il sindaco Giuliano Pisapia si concede una vetrina sul Corriere della Sera per autoincensarsi: "Grazie a me la città è rinata".

A distanza di soli due anni non si parla più di "rivoluzione arancione". Un'inversione di rotta c'è stata. Le amministrazioni Albertini e Moratti sono ormai lontane. E il capoluogo lombardo mostra già i segni di una cattiva gestione: mentre la giunta rossa si occupa delle coppie omosessuali, inscenando farlocchi registri comunali, e dei figli degli immigrati, regalando finti certificati di cittadinanza, la città cade letteralmente a pezzi. Dalle buche per le strade all'exploit di campi rom abusivi, dall'escalation di violenza all'incapacità di chiudere (almeno in pareggio) il bilancio comunale. Eppure Pisapia è riusciuto ad alzare qualsiasi imposta e balzello possibile. Anche il biglietto dei mezzi pubblici è lievitato senza che il servizio venisse incrementato. "La strada sulla quale stiamo portando la città è quella che avevamo disegnato e abbiamo la consapevolezza che, nelle condizioni date, stiamo facendo il massimo possibile - ha spiegato Pisapia in una lettera al Corsera - Milano, anche grazie ai nostri contributi per le start-up e per i giovani, sta resistendo alla crisi meglio di ogni altro luogo del Paese". In realtà, al di là delle domeniche a piedi, la Giunta Pisapia non è riuscita a organizzare un granché. Oltre a non essersi fatta scippare l'arrivo del Giro d'Italia da Brescia, ha appiattito la proposte e gli eventi culturali creando un vuoto che la precedente amministrazione aveva colmato con iniziative di carattere internazionale. Non solo. L'abbandono delle politiche di risanamento delle priferie e l'interruzione dell'operazione "Strade sicure", che aveva portato a Milano i militari in supporto alle forze dell'ordine, ha dato il via a un'escalation di violenze. La mattanza del ghanese Mada Kabobo a Niguarda e l'assalto all'orologeria Franck Muller in via della Spiga sono solo gli ultimi, eclatanti episodi di criminalità. Tanto che il Viminale ha insignito il capoluogo lombardo della targa di città più pericolosa del Paese.

"Per due anni abbiamo salvaguardato i redditi più bassi in ogni modo, abbiamo dato ospitalità ai senza casa per evitare tragedie nei periodi di grande freddo e, con la fondazione welfare, abbiamo aiutato singoli e imprese", ha tuttavia rivendicato Pisapia senza dire che, dopo la gestitone dell'ex assessore al Bilanciuo Bruno Tabacci, le casse comunali non sono solo vuote, ma i debiti sono addirittura schizzati alle stelle. Con il nuovo assessore Francesca Balzani che sta cercando di tagliare a destra e a manca per riuscire a far quadrare il bilancio. Con la diretta conseguenza che non c'è nemmeno un euro per riuscire a riparare le buche nelle strade. "Non abbiamo voluto cedere alle logiche di bilancio e, lo diciamo con forza - ha continuato il primo inquilino di Palazzo Marino - se la battaglia affinchè rimangano ai comuni gli introiti dell’Imu andrà a buon fine, potremo davvero guardare al futuro con animo tranquillo". Alle amministrative di febbraio, che hanno mandato il leghista Roberto Maroni a governare la Regione Lombardia, i milanesi hanno nuovamente premiato la sinistra, probabilmente non paghi del flop arancione. "Due anni fa Milano stava perdendo la sua scommessa internazionale, bloccata da litigi e consulenze milionarie - ha ricordato Pisapia - con pragmatismo, senza steccati ideologici, assumendoci le nostre responsabilità e facendo le nostre scelte, abbiamo rimesso Expo in carreggiata e ora tutti riconoscono che l’Esposizione Universale sarà la nostra grande speranza per il futuro". E ha assicurato: "Fra tre anni la città sarà più bella". Nel frattempo, però, il mondo dei balocchi dipinto dal sindaco è ben diverso. Come può una città ospitare l'Expo e, al tempo stesso, non riuscire a garantire la sicurezza ai suoi cittadini? Come può un sindaco sognare la rivoluzione e, al tempo stesso, mandare all'aria un'amministrazione pubblica che è sempre stata fiore all'occhiello in tutta Europa? Come può una Giunta preoccuparsi di stanziare fondi a non finire per integrare comunità rom che non intendono integrasi e, al tempo stesso, togliere soldi alle periferie e ai servizi basilari?

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