I ristoratori in ginocchio: "Conviene quasi chiudere, ora vogliamo risposte"

Il settore della ristorazione segna un ribasso enorme della domanda. E ora molti (soprattutto i più piccoli) sono in crisi

Un settore in ginocchio. Non ci sono altri modi per descrivere il momento drammatico che stanno vivendo i ristoratori di Milano e di tutte le città colpite dall'epidemia, che da qualche tempo vivono una vera e propria quarantena. Il settore alberghiero ha subito pesanti ripercussioni dovute al crollo dei turisti, ma quello dei ristoranti, dei bar e delle pizzerie è stato colpito altrettanto duramente. Perché non vive solo del turismo (crollato), ma anche del flusso di clienti in pausa pranzo dal lavoro, di studenti che si vedono per un pasto frugale prima di studiare di nuovo o di amici e coppie che decidono di concedersi una cena.

La situazione adesso è critica. L'ordine delle autorità - doveroso per sconfiggere il coronavirus - è rispettato in maniera pedissequa. Ma chiaramente per il settore è un bagno di sangue. Lo spiega a ilGiornale.it Leonardo, proprietario di Cotolettami, che da qualche tempo vive un vero e proprio incubo: "Il numero dei clienti è sceso vertiginosamente. Ormai lavoro da solo: con l'università chiusa e le aziende in smart working, a pranzo è il deserto e a cena dobbiamo chiudere". Si resta aperti soprattutto per l'asporto - spiega Leonardo -, ma l'idea è che comunque sarà difficile riprendersi da una batosta inaspettata.

Tutti rispettano le regole. E questo è il punto essenziale. Nessuno si lamenta per dover rispettare la legge, ma quello che nessuno è in grado di prevedere (e di accettare) è la confusione delle istituzioni. Prima con la sottovalutazione del rischio, poi con l'allarmismo, poi con regole durissime per scongiurare il contagio, adesso il settore rischia di non sapere come e soprattutto quando ricominciare a vivere. E il silenzio è assordante. Ci si attende una risposta dal governo, specialmente per la questione tributi, ma anche in questo caso i commercianti e i ristoratori sono preoccupati: sospensione del tributo o condono? Se sarà solo uno spostamento del pagamento, per loro sarà comunque una mazzata. E a questo tema, aggiunge Leonardo, si unisce quello degli affitti: "Nessuno ne parla, ma è fondamentale. È un contratto tra privati, quindi non si può sospendere, ma per il costo che hanno i locali commerciali a Milano, per noi è un colpo durissimo".

Per ora, lui resiste. Apre comunque il suo ristornate tutti i giorni, da solo - perché è inutile lavorare in tre o in quattro. Ma la domanda è crollata. "All'inizio, con i primi allarmi, era scesa di molto la presenza fisica nel locale ma era aumentato il servizio d'asporto. Ora invece è tutto completamente fermo: apro perché non posso rimanere a casa, ma ormai è difficile coprire anche le sole spese di luce e materie prime". In attesa che qualcuno dia una risposta: da Milano o da Roma.

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Commenti

gjallahorn

Mer, 11/03/2020 - 19:29

Se non fatturano, quali tasse devono pagare? Al massimo norme urgenti sulla tenuta e la dismissione non onerosa della partita iva, poi c' è il reddito di cittadinanza. Quante false imprese fallimentari si vogliono rivalere con il COVID 19?