«La rivolta di San Vittore? Che miracolo gli agenti»

Di Rosa, presidente del Tribunale di sorveglianza: «I detenuti informati sul Covid da due settimane»

«In vent'anni, da quando sono a Milano, non avevo mai visto una simile devastazione, una tale violenza. Gli agenti della polizia penitenziaria sono stati eroici, la comandante Manuela Federico ha confermato di essere una eccezionale risorsa, ottimi anche gli interventi del direttore Giacinto Siciliano e del provveditore Pietro Buffa. Eravamo tutti lì, con i piedi nell'acqua, in mezzo ai vetri rotti, a sentire quei toni concitati tra il panico, il buio, il fumo, i detenuti che gridavano le loro rivendicazioni parlando l'uno sull'altro, senza farci capire nulla... Un vero inferno».

La voce pacata, i toni morbidi di Giovanna Di Rosa, presidente del Tribunale di sorveglianza dal 2016 (già consigliere del Consiglio superiore della magistratura), sono quelli di chi c'era e ha contribuito in prima persona a intessere una paziente azione di ascolto e mediazione con i detenuti di San Vittore durante la rivolta di lunedì. Una giornata iniziata poco dopo le 10 del mattino, mentre Di Rosa era in riunione proprio a San Vittore per parlare dell'emergenza del contagio, con una rappresentanza del carcere, il direttore, la comandante. «All'improvviso abbiamo sentito le grida della rivolta arrivare dal corridoio - spiega la presidente della Sorveglianza - Nel resto d'Italia le sommosse nelle carceri c'erano state immediatamente dopo l'uscita del decreto, nella notte tra l'8 e il 9 marzo, con terribili conseguenze. A Milano sono cominciate la mattina del 9 e non hanno avuto conseguenze drammatiche perché già due settimane prima, dopo i primi casi di contagio del 21 febbraio, avevamo assicurato il triage alla polizia penitenziaria e ai volontari, ci stavamo adoperando con la Regione e la Sanità lombarda per fare attività d'informazione ai detenuti e spiegare a cosa si poteva andare incontro durante una simile emergenza. Del resto in cella hanno la televisione, leggono i giornali. Se nelle altre carceri avessero raccolto la nostra esperienza forse le varie rivolte avrebbero potuto essere gestite molto meglio».

In effetti, devastazioni a parte, se si pensa che la protesta a San Vittore ha coinvolto 900 detenuti e che il bilancio finale è stato quello di «appena» tre di loro finiti in ospedale per overdose da metadone, a confronto con i morti che ci sono stati in altre carceri italiane, qui è andata bene.

«Anche quando, il giorno dopo la rivolta e raccogliendo le richieste dei detenuti, con Alberto Nobili abbiamo scritto al ministro della Giustizia Alfredo Bonafede parlando del sovraffollamento delle carceri, abbiamo precisato che noi stiamo lavorando su questo problema già da parecchio tempo. Ed eravamo consci che la sospensione dei colloqui familiari e il pericolo concreto del contagio avrebbero fatto da scintilla nelle carceri per momenti di esaltazioni collettiva - conclude Giovanna Di Rosa - Anche qui a Milano lunedì erano stati presi in ostaggio due medici e due agenti, ma la comandante della polizia penitenziaria, che gode di grande autorevolezza anche tra i detenuti, ha risolto la situazione».

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