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Moda

Vent’anni e non sentirli. “Uno stile per padri e figli”

Marco Baldassarri: “Io credo che Eleventy sia un prodotto normale e speciale allo stesso tempo. Non facciamo mai esercizi di stile che a volte diventano forzature, però siamo sempre aggiornati”

L'aria di mare soffia sulla collezione di Eleventy

La festa per i vent’anni di Eleventy è stata trovare uno speciale tessuto di lino ritorto e tinto fino a sembrare denim. Con questa meraviglia Marco Baldassarri co-fondatore e responsabile dello stile maschile del brand ha fatto confezionare un completo sfoggiato durante la tornata della moda maschile a giugno dall’ambassador Gianmarco Tamberi che in questa torrida estate ha vinto due medaglie d’oro. Tra 15 giorni, durante l’imminente fashion week femminile, vedremo cosa s’inventerà Paolo Zuntini co-fondatore e responsabile dello stile donna di Eleventy per festeggiare il ventennale. «Non siamo tipi da feste e celebrazioni» dicono all’unisono i due che sono amici d’infanzia e poi hanno lavorato per alcuni anni come rappresentati e venditori di moda fino a quando nel 2006 hanno deciso di lanciare il loro marchio. Dopo qualche tempo nella società è entrato un terzo amico, Andrea Scuderi che si occupa di logistica, raccolta e gestione degli ordini. Per tutti parla Marco, 57 anni portati alla grande anche grazie allo stile nato vent’anni fa con Eleventy.

La ricetta del vostro successo?

«Ascoltare il mercato, capire di cosa ha bisogno e poi interpretare tutto con gusto, stile, e idee. Quando facevo ancora il venditore le aziende mi chiedevano consigli per fare il prodotto. Alla fine tutto quello che dicevo si avverava. E io in un certo momento mi sono detto perché non fare qualcosa di personale, dove esprimersi al 100%. Ne ho parlato con Paolo e lui ha accettato subito la sfida».

Il primo capo?

«Una polo semplice, senza niente di speciale tranne i materiali e le rifiniture. In quel momento c’era la logomania. Il cavallo di Ralph Lauren era gigantesco, le G di Gucci erano ovunque, ma sul mercato si cominciava a sentire un po’ di stanchezza. Siamo partiti da una polo presentata in 20 colori, tutti molto chiari e polverosi. Per la stagione successiva abbiamo aggiunto una giacca con le stesse caratteristiche e da lì è cominciato tutto».

E i primi risultati?

«Direi subito sul fronte delle vendite: le nostre ai negozianti e le loro ai consumatori finali».

Cosa vi entusiasma di più: il successo della critica o quello del pubblico?

«Io credo che Eleventy sia un prodotto normale e speciale allo stesso tempo. Non facciamo mai esercizi di stile che a volte diventano forzature, però siamo sempre aggiornati: partiamo immancabilmente da un’analisi del contemporaneo attraverso noi stessi».

La moda sembra ossessionata dai giovani, con Eleventy dove vi posizionate?

«Vestiamo padri e figli. A volte con le stesse cose e spesso con le cose formali sui più giovani e quelle sportive o più particolari sugli altri. Oggi la longevità è una cosa su cui tutti stanno investendo e se cerchi di vivere più a lungo ti devi voler bene e curare anche sotto l’aspetto dell’abbigliamento».

Lo fate anche nella donna Eleventy?

«Io posso parlare per l’uomo e in questo rispetto a Paolo sono avvantaggiato perché mi provo tutto, mi guardo allo specchio, sento il prodotto addosso. Comunque la donna sta implementando stagione su stagione e credo possa ambire a crescere ottenendo risultati ancora più positivi».Parliamo di numeri.«Abbiamo chiuso il 2025 con un fatturato di circa 125 milioni. L’obiettivo per l’anno in corso è di arrivare a 140 considerando gli eventi geopolitici che hanno rallentato l’economia soprattutto in un’area come il medio Oriente dove il brand stava consolidando una crescita molto importante».

Tutto made in Italy?

«Rigorosamente. Abbiamo circa 60 partner produttivi dalla calza a cappello di altissima gamma. Per tracciare una filiera oggi bisogna essere più che fiscali. Noi lo siamo».

Come ti vedi i prossimi vent’anni?

«Io spero che questo progetto continui per l’eternità con me o senza di me perché credo che sia un bellissimo progetto e soprattutto racconta un po’ di storia d’Italia».

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