"Ci sarà un'esplosione violenta". La nera profezia dell'uomo di Putin

Uno degli uomini più vicini al Cremlino, Dmitrij Suslov, afferma che la guerra andrà avanti fin quando la Russia non avrà conquistato definitivamente Crimea e Donbass e "profetizza" quanto potrebbe accadere prossimamente

"Ci sarà un'esplosione violenta". La profezia nera dell'uomo di Putin

La guerra sarà ancora lunga e non si risolverà prima che la Russia abbia acquisito Crimea e Donbass. A meno che l'Ucraina non dovesse vincere prima ma non è un'ipotesi contemplata da Dmitrij Suslov, direttore della Scuola Superiore di Economia dell'Università Nazionale delle Ricerche e tra i "pensatoi" del Cremlino. I Paesi Occidentali vogliono che Putin perda, i russi non accetteranno negoziati su quei territori dove adesso si è concentrato il conflitto: l'unica soluzione è il prosieguo del conflitto a tempo indeterminato con Odessa pronta ad essere attaccata per "per tagliare l’Ucraina dal Mar Nero", ha affermato intervistato dal Corriere.

Perché i russi arrancano

Suslov spiega al quotidiano italiano che i motivi per cui l'esercito di Putin ha grosse difficoltà sono essenzialmente due: "la leadership politica russa esita ad aumentare il livello delle truppe impegnate nella guerra" per propagandare al popolo russo che si tratta ancora di un'operazione speciale e non è in atto una vera e propria guerra e, di conseguenza, fare finta di nulla, continuare a far scorrere il quotidiano come se nulla fosse. "Non c’è il senso di una mobilitazione e se non guardi la tv non hai l’impressione che combattiamo una guerra in Ucraina. Questo è considerato molto importante per preservare la stabilità politica e quindi non ci sarà alcun incremento dello sforzo bellico".

Perché l'Ucraina resiste

Tra le righe, Suslov è come se avesse voluto dire che i russi non vincono perché non combattono al massimo delle loro forze ma lo stesso direttore sottolinea anche la bravura degli ucraini grazie agli aiuti occidentali sia come armi che come intelligence. La convinzione del Cremlino è che prima o poi riusciranno a spuntarla anche "con questo livello di truppe, che è molto inferiore a quello dell’Ucraina anche se dispone di una maggiore potenza di fuoco". In manier diversa, il colonnello e analista di guerra Khodaryonok è stato molto più oggettivo parlando di una situazione russa moto critica. "Questa è la narrazione dominante in Occidente", afferma Suslov al Corriere, dicendo che non è un "quadro oggettivo" perché, nonostante le numerose perdite di soldati e generali, la guerra che i russi stanno combattendo sarebbe non contro l'Ucraina ma "una guerra Russia-Nato o Russia-Usa".

"La situazione non è quella descritta"

Con questo furbo escamotage, Suslov dice che è tutto merito degli Occidentali, "ogni singolo missile o colpo di cannone ucraino" e che non si conoscerebbero le reali condizioni dell'esercito ucraino che avrebbe subìto perdite altissime, "un terzo della popolazione è fuggito dalle loro case, un terzo dell’infrastruttura è stata distrutta, mentre l’economia si è contratta del 50%. Non mi pare che l’Ucraina stia vincendo", sottolinea. Anche quando il giornalista afferma che la Russia sia isolata, l'analista smentisce anche questa affermazione dicendo che "non c'è alcun senso di isolamento" e che le frizioni sarebbero interne alla Nato.

Cosa ci aspetta

Suslov, poi, formula altre due ipotesi su come andranno le cose da oggi in avanti: il Cremlino potrebbe ancora fermare il conflitto o continuarlo a oltranza ma "sfortunatamente le chance della prima opzione si sono ridotte di molto e quelle di una guerra senza fine sono fortemente aumentate", sottolinea. Se la Russia riuscirà a far fuori Zelensky dal Mar Nero la situazione potrebbe bloccarsi oppure continuare "a più bassa intensità almeno per un anno. Poi ci potrebbe essere una ripresa violenta delle ostilità". Un plauso, infine, lo rivolge al governo italiano che auspica in una trattativa di pace "ma sfortunatamente il Regno Unito, la Polonia, i Paesi baltici insieme agli americani vogliono una guerra di attrito e la sconfitta strategica della Russia", conclude.

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