Diego Pistacchi
Continuità. È la parola d’ordine del centrosinistra, dove si fa a gara a trovare nei possibili candidati sindaci quello che garantisca maggiori analogie con Giuseppe Pericu e la sua giunta. Come se i genovesi fossero entusiasti di tutto quello che è stato fatto in questi dieci anni. E come se, nei fatti, non fossero poi gli stessi amministratori genovesi a far di tutto per evitare di far prendere altre decisioni fondamentali a questa giunta. Il caso moschea, tanto per fare un esempio, è lì a dimostrarlo. Ora è ufficiale. Di minareti e scambi di terreni con i frati francescani non si dovrà più parlare, almeno fino a quando i genovesi non avranno deciso il loro nuovo sindaco. È questo l’accordo raggiunto, ovviamente senza farlo sapere troppo in giro, tra i protagonisti della vicenda. C’è anche la benedizione dell’imam Hussein Salah. A «fari spenti» si potrà evitare almeno che la cosa continui a scuotere le coscienze. Tradotto in chiave politica: meglio non innescare una bomba a Cornigliano, nel cuore della Genova più rossa, meglio mettere un timer a orologeria che detoni magari quando il nuovo sindaco avrà almeno cinque anni di tempo per far dimenticare la sua scelta che potrebbe essere tutto fuorché popolare.
Il caso-moschea è stato tolto a Pericu e alla sua attuale maggioranza. Fino ad aprile inoltrato, o forse meglio ancora fino all'estate che tutto attutisce con le vacanze e la città semivuota, Cornigliano e i suoi parroci potranno dimenticare il problema della roccaforte islamica in mezzo alle case. Anche la Curia, con l'arcivescovo Angelo Bagnasco che aveva richiamato i suoi stessi religiosi a un più attento ripensamento sulla questione dello scambio dei terreni, potrebbero persino pensare che il Comune di Genova e il centrosinistra che lo amministra hanno deciso di non dare seguito alle autorizzazioni necessarie per la costruzione della moschea. Persino alcuni esponenti della maggioranza di ispirazione cattolica protagonisti delle trattative con i parroci e la comunità islamica, non rischierebbero imbarazzi particolari a chiedere voti nelle comunità cattoliche (loro tradizionali bacini di raccolta) se il loro impegno a favore della realizzazione della moschea non finisse più troppo spesso sui giornali.
La soluzione del rinvio post elettorale farebbe insomma comodo a molti.
La moschea può attendere. Almeno il voto
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