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Motori

Kimi vero orgoglio italiano. Campione F1 dopo 73 anni

Antonelli trionfa a 20 anni, riporta il titolo in Italia (mancava dal 1953) e lo fa nel giorno di Verstappen (1°) e Lewis (2°): “Bello io sul podio con loro”

epaselect epa13346695 Mercedes driver Andrea Kimi Antonelli of Italy celebrates after winning the 2026 Formula One drivers' world championship with a third-place finish in the Formula One Grand Prix of Mexico City at the Hermanos Rodriguez racetrack in Mexico City, Mexico, 01 November 2026. EPA/JOSE MENDEZ

Piangi Kimi, piangi. Abbraccia mamma, papà e la piccola Maggie. È un mondiale formato famiglia. Una fiesta bellissima perché su quel podio con Kimi c’è la nobiltà della Formula. «Senza la Mercedes, senza la mia famiglia non sarei qui. Sono senza parole, ma so che questo momento mi accompagnerà per tutta la vita». La compagnia perfetta per celebrare il ragazzo che ha cambiato la storia. Anche se lo aspettavamo da 73 anni e qualche mese, quando arriva, l’emozione è forte. È uno di quei momenti in cui sei felice di sentire gli occhi umidi e di vedere che non sei solo, che tutto attorno c’è gente che si abbraccia e a Bologna va pure in piazza. Il nostro ragazzo magico l’ha fatta davvero grossa. A 20 anni 2 mesi e 7 giorni ha riscritto la storia della Formula 1 colorandola con il suo sorriso infinito. “He is the champion”. I Queen potrebbero riscrivere la loro hit per lui, ma Kimi che qualche mese fa non sapeva neppure chi fosse Bono (oltre al suo ingegnere), forse preferirebbe altra musica. Dalle sue parti sono abbastanza attrezzati per trovare le parole giuste.

Ah, se ci fosse ancora Lucio Dalla chissà che cosa si inventerebbe per questo ragazzo che è partito da Bologna per conquistare il mondo. Come il suo amico Alberto Tomba.

Kimi è andato a prendersi il Mondiale in Messico, là dove per noi italiani ci sono sempre le nuvole, ma dove lo sport azzurro aveva già scritto pagine storiche con Italia-Germania 4-3, il record di Mennea e quello di Moser.

Lampi tricolori che sono rimasti nella memoria, come quello che ha combinato quest’anno questo ragazzino nato per correre.

L’attesa per la fiesta è stata allungata dalla bandiera rossa provocata dalla rottura della sospensione di Bottas al 46° dei 71 giri e poi dalla Safety Car innescata da Piastri e Lindblad al 59° passaggio.

Una sosta che ha fatto ripartire tutto da zero dopo che al primo via i due ferraristi si erano quasi toccati con Leclerc che, andando lunghissimo alla staccata, si era preso 5” di penalità. Una decisione che ha fatto imbestialire Hamilton, danneggiato dalla manovra e passato anche da Max. Lewis ha cominciato a lamentarsi via radio: “I commissari vogliono far vincere lui... doveva restituirmi la posizione”. Un disco rotto, ma con qualche ragione dalla sua parte. Comunque la bandiera rossa ha attutito i veleni e rimesso tutto in gioco con una nuova partenza con Max davanti a Leclerc, Hamilton e Antonelli (sfortunatissimo, ad aver cambiato gomme il giro prima del crash di Bottas).

Alla ripartenza Hamilton ci ha provato alla grande arrivando ad un spalla a spalla con Verstappen, mentre Leclerc partito male ha finito con il rovinare le sue gomme e Antonelli un giro dopo è andato a prendersi un rischio per saltargli davanti e andare a occupare un posto sul podio. Non si accontentava di festeggiare, voleva farlo stando su uno dei podi più belli del mondiale (dopo Monza) insieme agli 11 titoli mondiali di Verstappen e Hamilton. Gli uomini giusti per incoronarlo.

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