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Motori

“Non corriamo in Qatar”. E la MotoGp ricatta i piloti

Il gran premio del Qatar, inizialmente previsto ad aprile e rinviato per la crisi in Medio Oriente, è in calendario l’8 novembre, ma le incognite sulla sicurezza restano visto che il conflitto si è intensificato

epa13342651 Red Bull KTM Factory Racing MotoGP rider Pedro Acosta (C) of Spain, Ducati Lenovo MotoGP rider Marc Marquez (L) of Spain and SuperFile Trackhouse MotoGP Team rider Ai Ogura (R) of Japan in action during the Tissot Sprint race in Sepang, Malaysia, 31 October 2026. The 2026 Motorcycling Grand Prix of Malaysia is held at the Sepang International Circuit on 01 November. EPA/FAZRY ISMAIL

La MotoGp rischia di rivivere a Losail una pagina delicata della propria storia. Il gran premio del Qatar, inizialmente previsto ad aprile e rinviato per la crisi in Medio Oriente, è in calendario l’8 novembre, ma le incognite sulla sicurezza restano visto che il conflitto si è intensificato. Un’eventuale chiusura dello spazio aereo lascerebbe bloccate circa duemila persone tra piloti, tecnici e addetti ai lavori. Nonostante le rassicurazioni degli organizzatori e delle autorità qatariote, nel paddock cresce la contrarietà: diversi piloti sarebbero pronti a rinunciare alla gara. Dopo il confronto di Sepang, però, sarebbe arrivato un avvertimento: chi non si presenterà a Losail rischia sanzioni, fino all’esclusione dagli ultimi due GP, a Portimao e a Valencia. Il tutto con due mondiali (Moto2 e MotoGp) ancora aperti.

Uno scenario che riporta alla memoria quanto accadde nel 2011, quando il terremoto e lo tsunami che colpirono il Giappone provocarono il disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi. Il GP di Motegi, distante circa 120 chilometri dalla centrale danneggiata, era inizialmente previsto il 24 aprile, ma venne rinviato al 2 ottobre per consentire di valutare i rischi legati alle radiazioni. Tuttavia, le rassicurazioni scientifiche non bastarono a placare le preoccupazioni dei piloti. Si formò un fronte contrario alla trasferta, guidato da Jorge Lorenzo e Casey Stoner, entrambi determinati a non correre. Anche Valentino Rossi manifestò forti perplessità, mentre inizialmente soltanto pochi piloti sembravano disposti a partire. Alla fine, tra le forti pressioni delle Case, e le garanzie sulla sicurezza, tutta la griglia scese in pista. In quell’occasione, alcuni team arrivarono persino a minacciare i propri dipendenti di non rinnovare loro il contratto qualora non si fossero presentati a Motegi. Quindici anni dopo, la storia rischia di ripetersi: anche stavolta i piloti si ritrovano a dover combattere quasi da soli. Una protesta che, ancora prima di arrivare in pista, sembra già avere tutti contro.

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