La MotoGp rischia di rivivere a Losail una pagina delicata della propria storia. Il gran premio del Qatar, inizialmente previsto ad aprile e rinviato per la crisi in Medio Oriente, è in calendario l’8 novembre, ma le incognite sulla sicurezza restano visto che il conflitto si è intensificato. Un’eventuale chiusura dello spazio aereo lascerebbe bloccate circa duemila persone tra piloti, tecnici e addetti ai lavori. Nonostante le rassicurazioni degli organizzatori e delle autorità qatariote, nel paddock cresce la contrarietà: diversi piloti sarebbero pronti a rinunciare alla gara. Dopo il confronto di Sepang, però, sarebbe arrivato un avvertimento: chi non si presenterà a Losail rischia sanzioni, fino all’esclusione dagli ultimi due GP, a Portimao e a Valencia. Il tutto con due mondiali (Moto2 e MotoGp) ancora aperti.
Uno scenario che riporta alla memoria quanto accadde nel 2011, quando il terremoto e lo tsunami che colpirono il Giappone provocarono il disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi. Il GP di Motegi, distante circa 120 chilometri dalla centrale danneggiata, era inizialmente previsto il 24 aprile, ma venne rinviato al 2 ottobre per consentire di valutare i rischi legati alle radiazioni. Tuttavia, le rassicurazioni scientifiche non bastarono a placare le preoccupazioni dei piloti. Si formò un fronte contrario alla trasferta, guidato da Jorge Lorenzo e Casey Stoner, entrambi determinati a non correre. Anche Valentino Rossi manifestò forti perplessità, mentre inizialmente soltanto pochi piloti sembravano disposti a partire. Alla fine, tra le forti pressioni delle Case, e le garanzie sulla sicurezza, tutta la griglia scese in pista. In quell’occasione, alcuni team arrivarono persino a minacciare i propri dipendenti di non rinnovare loro il contratto qualora non si fossero presentati a Motegi. Quindici anni dopo, la storia rischia di ripetersi: anche stavolta i piloti si ritrovano a dover combattere quasi da soli. Una protesta che, ancora prima di arrivare in pista, sembra già avere tutti contro.
