Era dal 2022 che un Gran premio di Formula 1 non richiamava così tanti spettatori su Sky. È una conseguenza dell’effetto Kimi. Non lo mollano più, anche se la gara spagnola è stata un sonnifero. Antonelli non sta soltanto spazzando via gli avversari, sta pian piano entrando nelle case anche di chi non è appassionato di auto. Come i suoi amici Sinner, Valentino o Tomba. Come lo era stato lo Zanardi paralimpico, di cui oggi ricorrono i 25 anni dall’incidente del Lausitzring che lo fece nascere una seconda volta. Quanto sarebbe piaciuto Kimi ad Alex. Due figli di Bologna. Due sorrisi sempre straripanti. L’altra faccia del weekend spagnolo che ha lanciato Kimi verso la fuga decisiva per il titolo, è quella depressa degli uomini di Maranello. Quello che avrebbe dovuto essere un assalto al titolo (almeno Costruttori) si è trasformato in una ritirata. Dopo Madrid Lewis è scivolato a 101 lunghezze di svantaggio e la Ferrari a 145. Occhio alla McLaren, dopo la gara del Belgio aveva 358 punti, quelli che ha oggi la Ferrari. Come dire che le rosse hanno quattro gare di ritardo e ora devono pure guardarsi le spalle.
Qualcosa non ha funzionato negli sviluppi della Sf-26 che non era una macchina sbagliata in partenza, anzi sembrava piuttosto buona e con soluzioni che sono state copiate da altri. È mancato lo step evolutivo che si è andato a sommare al gap motoristico, insanabile. La promessa presidenziale di una Ferrari campione tra i piloti o i costruttori entro il 2026 sta naufragando e a Maranello è arrivato il momento di interrogarsi: saranno davvero questi gli uomini giusti per tornare a vincere? Sarà meglio trovare una risposta in fretta.
