Ci sono giornate in cui anche i campioni più grandi vanno oltre la loro grandezza. Momenti in cui entrano in una condizione in cui sarebbero in grado di realizzare qualsiasi impresa. Ayrton Senna lo raccontava. Si sentiva in un tunnel di invincibilità e nulla lo avrebbe fermato. Lui ci aggiungeva che glielo aveva detto anche Dio, ma quello era un discorso tutto suo, figlio della sua fede. Kimi Antonelli a Monza deve essersi sentito così. Ad un certo punto, dopo l’ultimo cambio gomme ha pensato solo a vincere la gara. Non ha fatto i conti per il campionato, non ha valutato che anche un secondo posto sarebbe stato un risultato storico. «Dopo la seconda partenza, quando ho visto che ero lì davanti mi sono detto “questa la devo vincere oggi, questa la devo vincere”». E da quel momento ha pensato solo a vincere la gara di casa, anche se ad aspettarlo c’era un trofeo di cui apprezza l’idea, ma non proprio la realizzazione. «Però mi piacerebbe un sacco portarlo a casa», aveva detto giovedì quando aveva spiegato che il suo obiettivo sarebbe stato di entrare tra i primi 5. Aveva promesso di andare «full attack» e così è stato fin dal primo giro. D’altra parte lui se va piano si distrae. E per non perdere l’abitudine ha piazzato il giro più veloce del Gran premio d’Italia all’ultimo giro della gara.
Quasi un marchio di fabbrica di questo ragazzo che a 20 anni ha riscritto la storia. «Se anche vincerà 200 Gp, questo resterà speciale», dice Toto Wolff. Lui preferisce dire: «Questa è la mia vittoria più bella, più emozionante. Per ora». Quel «per ora» la dice lunga. Ha già vinto 7 gare quest’anno. Nessun pilota italiano aveva mai vinto tanto in una sola stagione. Sa di essere solo all’inizio della sua meravigliosa avventura. Sul podio canta, balla, piange. Sotto il podio fanno altrettanto mamma, papà e la sorellina. Un trionfo formato famiglia. Ci mette un po’ a realizzare l’impresa che ha fatto: «Non avrei mai immaginato di poter essere qui oggi». Ha avuto solo un attimo di paura: «Quando sono finito nella ghiaia è stato un momento spaventoso, pensavo di aver perso la mia opportunità, ma poi sono riuscito a recuperare e a fare il sorpasso su Russell». Si è infilato nel suo tunnel personale e per lui la pista di Monza non aveva più cordoli. Sembrava in un videogioco. Solo che era tutto vero. E ora, con 66 punti di vantaggio su un compagno di squadra schiantato in pista e nel morale, potrebbe anche cominciare una lunga discesa verso la gloria infinita. Quel Mondiale che ci manca dal 1953.
