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Motori

Toto Wolff, il “padre” sportivo che ha reso Kimi un campione

Il boss austriaco ha cresciuto, protetto ed educato Antonelli. E lui l’ha ripagato

FILE - Mercedes driver Andrea Kimi Antonelli, right, of Italy, celebrates on the podium with his team principal Toto Wolff after winning the Formula One Monaco Grand Prix race at the Monaco racetrack on June 7, 2026. (AP Photo/Fatima Shbair, File)

Tutto, o quasi, merito di Toto. Senza di lui non avremmo un italiano campione del mondo. Grazie a questo austriaco che parla la nostra lingua alla Niki Lauda e ha visto un tesoro dove ancora c’era soltanto un luccichio. Ha lasciato viaggiare i pensieri nel futuro, immaginandosi quello che un ragazzino di undici dodici anni sarebbe potuto diventare.

Ha creduto in quella visione, basandosi sulle sue sensazioni, ma anche sui dati che i suoi ingegneri gli hanno sottoposto anno dopo anno, categoria dopo categoria. «Non ho mai vissuto come un rischio la decisione di prenderlo subito in Mercedes», ha confessato. Se è stato un azzardo, è stato calcolato, come quando Toto, che a gennaio compirà 55 anni, faceva il guru della finanza dopo aver tentato di diventare pilota a sua volta.

Adesso mister Wolff è l’avversario diventato alleato, il nemico trasformato in amico perché quando Kimi era un bambino ha visto in lui qualcosa di speciale e lo ha seguito, protetto anche quando attorno a lui avevano cominciato a dirgli che era stato un pazzo ad affidare a un diciottenne quella che era stata la monoposto di Hamilton. Ma Toto ha tenuto duro, ha respinto ogni assalto come se quel ragazzo bolognese fosse un altro dei suoi figli. «Quando lo faccio arrabbiare mi chiama Andrea, quando è contento mi chiama Kimi», raccontava il neo campione del mondo. Durante l’anno è stato quasi sempre solo Kimi.

«È come un’intelligenza artificiale che continua a migliorarsi e a imparare», ha detto di lui al Guardian dopo la rimonta di Monza. All’inizio dell’anno in Cina, lo aveva definito in un altro modo: «Kimi è una piccola rockstar», un paragone sottoscritto anche da Domenicali che guida la Formula 1 e ha raccontato come Kimi sia riuscito ad allargare e ringiovanire il pubblico del Circus. Toto, dopo averlo difeso lo scorso anno, lo ha protetto per tutta la stagione quando dopo le cinque vittorie di fila, il mondo ha cominciato a esaltarlo. Ha respinto il paragone con Senna, anche se le somiglianze pure fisiche con Ayrton, sono enormi. «Ha tutti gli ingredienti per diventare un grandissimo campione, ma non possiamo paragonarlo a Senna se pensiamo a quello che ha vinto lui», diceva all’inizio della stagione. «Dobbiamo aiutarlo a crescere senza opprimerlo», ha ripetuto più volte. Ma alla fine è stato costretto ad ammettere: «Kimi ha stupito anche me».

Il loro rapporto è qualcosa di speciale, un rapporto che va oltre quello che Briatore aveva con Schumacher.

Questo è quasi paterno, anche se Toto, si guarda bene dall’invadere il territorio di papà Marco. Però lo invita in barca a pescare con suo figlio il giorno dopo la vittoria di Monaco e poi si porta il piccolo Jack ai box a Monza nel giorno più bello dell’anno e gli permette di mandargli i complimenti via radio. Non sono soltanto un team principal e un pilota, sono qualcosa di più. Il segreto del successo, talento a parte, sta anche qui. In come Kimi è stato fatto crescere senza intaccare la sua allegria e il suo sorriso.

Un percorso che in Ferrari non avrebbe mai potuto seguire, perché a Maranello non avrebbero mai affidato a un debuttante la loro monoposto, lo avrebbero spedito a crescere altrove, come hanno fatto con Leclerc in Sauber. Toto invece non ha mai avuto dubbi. E questo, ancora più di Hamilton strappato alla McLaren grazie a Lauda e di Russell, arrivato anche lui da vivaio Mercedes, è il suo capolavoro assoluto. Vincere un Mondiale con Kimi vale di più, molto di più, se gli hai dato fiducia quando era un bambino.

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