Al Museo di Scienza e Tecnologia videoconferenza tra studenti e la stazione spaziale dell’Esa

I piedi intrappolati, la penna e il microfono legati alla parete, meglio: a una tappezzeria di pulsanti. Benvenuti nello spazio. Il sorriso che si apre a duecento studenti riuniti ieri al Museo della Scienza e della Tecnologia in videoconferenza è quello del comandante europeo Frank De Winne, in orbita sulla stazione spaziale dell'Esa. A 400 km da noi. A pensarci davvero pochi. Eppure è la distanza giusta - spiegherà poi - per capire bene cosa succede in assenza di atmosfera. L'astronauta ha chiacchierato ieri dallo spazio, in simultanea, con i liceali di quattro città: Barcellona (Spagna), Mechelen (Belgio), Salonicco (Grecia) e Milano, dove si è materializzato dal megaschermo del museo della Scienza. L'occasione è stata offerta dalla premiazione del concorso «Porta la scuola nello spazio» promosso dall'Agenzia spaziale europea e rivolto agli studenti dell'Unione europea. Risultato: un liceo milanese, lo scientifico Severi, si è aggiudicato il secondo premio (il primo è andato a una scuola greca). L'obiettivo era mettere a punto un esperimento che si potesse realizzare anche in orbita e che mostrasse come lo stesso fenomeno appare in modo diverso sulla terra e nello spazio. Racconta Luigi Lombardo, professore di matematica e fisica al Severi: «Abbiamo scelto la capillarità, utilizzando un liquido blu e alcuni tubicini sottili come capillari. Si è dimostrato che immergendo i tubicini il liquido sale verso l'altro, perché i tubicini pesano poco e vincono la forza di gravità. In orbita il tutto avviene molto più velocemente poiché non c'è gravità». L'utilità dell'esperimento? «Si è visto che nello spazio la linfa delle piante scorre in modo diverso, ad esempio l'insalata crescerebbe molto più velocemente». Il progetto è stato realizzato dagli alunni della quinta E: Paolo Prina, Francesco Salzano e Stefano Negri. «Mi ha stupito la risonanza che sta avendo il nostro lavoro - ha detto Stefano -. Non pensavo di aver collaborato a un esperimento così importante». «Lo spazio è un ambiente estremo, che ci permette di studiare meglio l'uomo e la terra - ha aggiunto Massimo Sabbatini responsabile Erasmus per l'Agenzia spaziale -; il corpo umano si disidrata velocemente, le ossa si accorciano, il sistema immunitario si altera e la stazione spaziale è un ottimo osservatorio scientifico». Soddisfatto il direttore del museo Fiorenzo Galli : «Oggi abbiamo avuto un assaggio della ricerca spaziale e di cosa voglia dire sperimentare: se riuscissimo a far giocare i bambini fin da piccoli con la scienza, avremmo dei giovani più motivati al momento della scelta degli studi. Non dimentichiamo che lo sviluppo tecnologico dei paesi è legato alla ricerca scientifica».