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Musica

“Canto Ornella senza retorica: era imprevedibile e mi manca”

Stasera allo Strehler il cantautore milanese Pacifico, amico e collaboratore di Vanoni: “Sarà un rito collettivo”

ORNELLA VANONI - archivio Saglio

«Non una celebrazione, ma una festa. Con le sue canzoni più celebri, perché per il pubblico deve essere un rito collettivo». Pacifico aveva le idee chiare da tempo sullo spettacolo che questa sera porta in scena al Teatro Strehler per festeggiare il compleanno di Ornella Vanoni con il titolo di «Diario sentimentale di una donna libera». In verità, quasi lo aveva studiato insieme alla festeggiata, che proprio oggi avrebbe compiuto 92 anni.

È il primo compleanno di Ornella senza Ornella, scomparsa il 21 novembre scorso lasciando orfana una città che oggi la ricorda in un modo che a lei sarebbe piaciuto. «Musica, aneddoti, nessuna retorica e la sua stessa voce in scena», spiega Gino De Crescenzo in arte Pacifico, cantautore milanese oggi residente a Parigi, collaboratore della grande cantante, suo amico e anche autore con lei dell’autobiografia «Vincente o Perdente» (La Nave di Teseo).

Con Pacifico, voce narrante e in qualche caso cantante, sul palco sono attesi il pianista Carlo Gaudiello e la cantante napoletana Simona Boo. E ci sarà anche Francesco Gabbani, che per Ornella Vanoni scrisse «Un sorriso dentro a un pianto».

Da dove nasce l’idea di questo spettacolo-omaggio?

«Mentre registravo aneddoti, ricordi e battute fulminanti di Ornella in occasione della realizzazione del libro. Era un suo diario sentimentale dove raccontava le sue passioni, per la musica, il mare, il cibo. Un giorno le dissi che pensavo a uno spettacolo in cui avrei raccontato del mio rapporto con lei. Ornella era divertita dall’idea».

In questo racconto, si può immaginare, la retorica non è ammessa.

«Figuriamoci, con lei. Proprio perché la sua voce si sentirà dal palco, la sua presenza sarà viva. Ancora la sento venire a punzecchiarmi, a smontare qualsiasi situazione enfatica da vera milanese. Per me una completa distanza da lei era difficile, era come trovarsi davanti Ella Fitzgerald. Anche se mi capitava vederla divorare un caco facendo suoni primitivi, lei per me era Ornella Vanoni».

Quale percorso seguirà il racconto?

«Come nel libro si parte dall’ultima Ornella, dai suoi 90 anni, i suoi pensieri sulla morte, conditi di prevedibile paura ma anche di umorismo. E poi risalendo la corrente e giungendo ai suoi esordi, al rapporto con il Piccolo e con Strehler stesso».

Cosa le manca di più di Ornella Vanoni oggi?

«La sua imprevedibilità: quando andavi da lei non sapevi come sarebbe finita la giornata. Quando ti telefonava o le telefonavi, non sapevi se avresti parlato per ore o se lei ti avrebbe congedato con due parole».

Due milanesi, fatti per capirvi?

«L’intesa è stata naturale, ma più grazie a lei che era così diretta. Milano, certo, ci legava. Anche se vivo a Parigi sono un eterno pendolare con questa città per cui non solo provo la mia personale gratitudine, ma sento in me anche quella dei miei genitori che salirono dal sud a Milano pieni di speranza. Ultimamente Ornella aveva un rapporto di amore e odio per Milano: diceva che la città dolce e inclusiva che amava lei aveva ceduto il passo a una Milano meno aperta a tutti gli stati sociali».

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