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Musica

Debargue, recital poderoso nella Sala dei Giganti a Padova

Il pianista francese si è esibito nell’ambito del “Bartolomeo Cristofori”

Piano

Da un decennio il Festival internazionale Bartolomeo Cristofori di Padova ha riportato l’attenzione sulla nascita patavina del geniale inventore del forte-piano. Lo strumento creato all’inizio del XVIII secolo è il protagonista assoluto della rassegna che si snoda tra il Teatro Verdi, chiese, sale, oratori della città veneta e delle terre adiacenti. Il festival in corso (17-28 settembre 2026) offre, come ogni anno, non solo spazio a giovani solisti e più affermati professionisti, e coinvolge figure di grande spessore artistico: quest’anno in residenza c’è il pianista francese Lucas Debargue, cui era affidato il concerto inaugurale con l’orchestra da Camera di Padova e del Veneto, un poderoso recital alla Sala dei Giganti e la commissione di un brano pianistico ispirato ad un sonetto del Petrarca, eseguito nel meraviglioso romitaggio del poeta, all’Oratorio della Santissima Trinità di Arquà Patrarca. Il carismatico Lucas è un’artista speciale, un purosangue in cui interpretazione, composizione e improvvisazione convergono in quello che potremmo chiamare il «punto G» della sua poetica (G! è il titolo dell’album uscito per Sony (2 cd, 404642) e dedicato appunto al genio George Gershwin). Lo ha dimostrato nel concerto d’apertura al Verdi, quando è riuscito ad incantare gli ascoltatori nel poetico tempo centrale del secondo di Rachmaninoff, regalando come bis una sua reverie ispirata alla melodia, The Man I Love.

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È amaro e triste quando Atropo l’Ineluttabile recide il filo di una vita che iniziava la sua piena maturità, come nel caso del direttore d’orchestra Antonino Fogliani, morto pochi giorni fa all’età di 50 anni appena compiuti. Cordoglio di tanti teatri nostrani e stranieri dove il direttore d’orchestra messinese di nascita e bolognese di studi si era fatto apprezzare per l’amore sincero al tanto bistrattato Belcanto. Una vita calata nel melodramma, a montare pezzo per pezzo, senza proclami auto-riferiti di superiori filologie, senza raccomandazioni di potentati o gazzettieri, quelle grandi fiabe per adulti che sono le opere delle corone italiane del belcanto. Con il «sapere» nutrito nella viva pratica e nel rapporto dialettico con le voci, l’elemento redentore principale del melodramma, Fogliani ha seguito le sapienti orme di Alberto Zedda, diffondendo a nord delle Alpi le grandi opere serie di Rossini, testimoniate negli spettacoli registrati al Rossini Festival di Wilbad (Palatinato-Renania occidentale): Guillaume Tell, Semiramide, Otello, Maometto II, Mosé in Egitto, Sigismondo, Bianca e Falliero, Elisabetta, regina d’Inghilterra, Ermione. Incisioni consolazione per gli appassionati e per i neofiti, suffragio al merito e memoria di un artista, come si direbbe nella librettistica, troppo prematuramente rapito al sen dei suoi cari.

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