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Musica

L’anima di gomma dei Fab Four torna a suonare (con inediti)

In arrivo il 2 ottobre una versione deluxe di “Rubber Soul”, con registrazioni dei brani mai sentite e tre demo casalinghi

Rubber soul

Erano reduci da una delle esperienze più entusiasmanti non solo della loro carriera ma pure dell’intero universo pop del tempo: un tour del Nord America culminato nel leggendario concerto allo Shea Stadium, New York, il 15 agosto 1965, con la cifra allora record di 55.000 spettatori paganti. I Beatles erano i nuovi sovrani della musica giovane, eppure il meglio doveva ancora venire. E sarebbe venuto prestissimo: tra il 12 ottobre e l’11 novembre di quell’anno (con la sola eccezione di Wait, brano inciso nel mese di giugno), i quattro avrebbero registrato un album destinato a segnare una svolta epocale.

Rubber Soul, uscito in Inghilterra il 3 dicembre 1965, è un capitolo nuovo, fin dalla copertina iconica (presto copiata da altre band, a partire dai Rolling Stones, con Between the Buttons, pubblicato a poco più di anno di distanza). I quattro musicisti di Liverpool, ritratti in un parco, hanno perso quell’aria di ingenuità adolescenziale e hanno, a tutti gli effetti, messo piede nella fase della maturità. L’unico a sfoggiare un timido sorriso è John Lennon, il meno incline ai facili ammiccamenti.

Ma è il contenuto del disco a rivelare appieno un diamante grezzo, manifestatosi nel disco A Hard Day’s Night: quelle che erano ancora promesse, con Rubber Soul sono realtà.

Sono passati oltre cinquant’anni e Rubber Soul, per la gioia di collezionisti, fan d’antan e giovani appassionati, tornerà a splendere il 2 ottobre in una nuova versione speciale remixata dal produttore Giles Martin (figlio di quel George, lo storico produttore, che seppe riconoscere il talento dei giovani Beatles e li aiutò a spiccare il volo) e dall’ingegnere del suono Sam Okell.

Il nuovo Rubber Soul sarà disponibile, tra l’altro, sotto forma di cofanetto da 5 Lp o 4 Cd e pure come singolo o doppio Lp e singolo o doppio Cd.

I fan più sfegatati potranno godersi 24 brani in fasi diverse di esplorazione, comprese versioni di studio mai sentite prima e tre demo casalinghi inediti, Day Tripper, We Can Work It Out e Little Girl, un brano di John di cui si era sempre vagheggiato. I «Super Deluxe Box Set», oltre a disporre di un libro di 88 pagine con copertina rigida, di un’introduzione di Paul e foto rare, vantano sia l’edizione inglese (Parlophone) che quella americana (Capitol), con l’orrore delle scalette divergenti, un’assurdità all’epoca alquanto diffusa e destinata a creare non poca confusione.

Negli anni Sessanta, era consuetudine anticipare l’uscita di un album con uno o più 45 giri. Nel caso dei Beatles, ciò significò non includere vere e proprie perle in dischi storici. Il caso più lampante è costituito dal doppio «lato A» del singolo Strawberry Fields Forever/Penny Lane, due brani che non trovarono posto sull’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, con grande disappunto di George Martin negli anni a seguire. Ecco che, nel caso di Rubber Soul, a fare la stessa fine furono le bellissime Day Tripper e We Can Work It Out, naturalmente inserite nelle versioni in uscita il 2 ottobre.

Per capire meglio la forza di questo disco basterebbe solo sapere che i Beatles avevano da poco conosciuto la musica di Bob Dylan e s’erano invaghiti del suo lirismo e della sua convinzione di essere non un semplice cantastorie ma un vero e proprio artista. Allo stesso modo, Dylan era rimasto folgorato dalla forza espressiva dei quattro ragazzi di Liverpool, dalla loro capacità di essere un’unica entità e dal loro modo di stare sul palco. Tra grandi ci si intende, insomma.

Si parte con Drive My Car, uno dei rock’n’roll più trascinanti della band, una palestra per la voce di Paul, ma poi l’atmosfera si fa intimista ed è John a raccontare una scappatella coniugale attraverso la melodia vagamente folk di Norwegian Wood, in cui appare per la prima volta nella storia del pop un sitar indiano voluto e suonato da George. È, però, con Nowhere Man che la maturità artistica del quartetto si concretizza in un brano a più voci che solo i Beatles avrebbero potuto inventarsi, sostenuto da un testo introspettivo e visionario di John. Quasi a mitigare la stravaganza di Lennon, giunge in chiusura del lato A uno dei brani più celebri e saccheggiati in assoluto del catalogo Lennon-McCartney, quella Michelle che è più di un tributo diretto agli chansonnier francesi. Come in ogni album dei Beatles che si rispetti, c’è pure lo spazio per un divertissement da far cantare a Ringo, una canzonetta innocua ma certamente non disprezzabile, dall’incedere country, What Goes On. Girl e In My Life sono monumenti di dolcezza lennoniana, mentre il riff della 12 corde elettrica di If I Needed Someone è un tributo di George ai Byrds di Roger McGuinn.

Con Rubber Soul i Beatles sfondano ogni barriera, gettando le basi per i capolavori successivi, a partire da Revolver, pubblicato nel 1966, e dando inizio a un periodo di sperimentazione che avrebbe condizionato positivamente il percorso artistico di ogni ensemble musicale da una parte e dall’altra dell’Atlantico, negli anni a venire.

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