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Musica

Mengoni inaugura “Allo Sbagliato”, il club senza cellulari

Da domani nel locale di Milano ci saranno 26 concerti con artisti e repertori raffinati

I cantanti di Sanremo ci danno un "taglio"

Fino a qualche settimana fa era un cantiere, ora è una «casa», anzi come dicono nell’ambiente, una residency. Fino a qualche anno fa era un sogno nel cassetto: oggi dal cassetto quel sogno è uscito e si è fatto, per dir così, «cassa». Sì perché da domani fino al 19 dicembre Marco Mengoni, ugola morbida e talentuosa del pop italiano, si esibisce in una bomboniera esclusiva battezzata per l’occasione «Allo Sbagliato», collocata negli spazi che furono del Teatro Principe a Milano. Un «temporary club», per snocciolare un altro termine che fa tanto America ma anche tanto business.

La poesia, invece, spetta a Marco Mengoni: «È un sogno che avevo da quando compii i 30 anni, volevo festeggiare quella tappa, ma per alcune circostanze tra cui il Covid non si rivelò il momento giusto. Sono passati sette anni, finalmente ci riesco. Per quattro sere alla settimana mi esibisco io, facendo solo cover che amo, come i brani di Marvin Gaye, e miei lati b: avrò con me una soul band di 12 elementi che suona senza click o sequencer. Nelle sere in cui non mi esibisco io ci sarà spazio per comici e artisti che stimo, da Nuzzo Di Biase a Sayf, da Luca Ravenna a Benjamin Clementine». Di esclusivo c’è la situazione (massimo 500 posti, Marco Mengoni a distanza di sospiro), ma anche i prezzi: per i live di Mengoni si va dai 200 euro (29 posti esclusivi sul palco, ma la popstar starà invece al centro della pista, circondato dagli spettatori) ai 150 ai 100 euro.

E se c’è chi pensa di confezionare post del tipo «guardate dove sono», calma e gesso: «Quello che accade Allo Sbagliato resta Allo Sbagliato: i cellulari vengono imbustati all’entrata, non si fanno foto, né post social». Chissà se questa è una mossa giusta o sbagliata. E a proposito, perché quel nome? «È un aggettivo positivo. Per me è sbagliato tutto ciò che non è canonico, ciò che sorprende».

Di sorprendente, a quanto sostiene Mengoni, c’è che da questo esperimento chic lui incasserà solo benzina emotiva (per dedicarsi al nuovo album): «La verità è che dalla residency personalmente non guadagnerò. Questo tipo di concerto ha un costo oggettivo che mi serve per pagare band e tecnici. Saranno live intimi, speciali. Mi piace pensarle come serate in un ristorante stellato».

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