Entra nel vivo, da domani a martedì, il festival «Milano la Città che Sale», che fa di vie e piazze del Municipio 4 un contenitore a cielo aperto di musica, spettacoli itineranti, street parade, danza aerea, milonghe, acrobati, trampolieri e performance artistiche. Organizzata da Musicamorfosi, la rassegna - il cui titolo si ispira a un celebre olio di Umberto Boccioni - prevede nei prossimi giorni quattro concerti dedicati alla musica internazionale al Giardino delle Culture (via E. Morosini, 8). Domani sarà protagonista la pianista e compositrice franco-catalana Mélodie Gimard con «Flamenco trascendentale», progetto che intreccia danza, improvvisazione e jazz: attingendo a forme tradizionali come jotas e fandangos, l’artista fonde composizioni originali e improvvisazione, creando un suono contemporaneo radicato nelle tradizioni musicali iberiche. Insieme a lei si esibiranno Manel Fortià (contrabbasso), Pablo Gomez Molina (batteria e voce) e Andrea Jimenez (danza). Una parte del programma, cantata in francese, esplora la storia condivisa di Francia e Spagna, ispirandosi all’identità culturale delle terre di confine. Sempre il flamenco, però con sfumature jazz, animerà il live di domenica, con il trio del pianista e compositore minorchino Marco Mezquida, fra gli interpreti più brillanti, versatili e personali della scena musicale spagnola. Presenta il nuovo album «Tactil» insieme ai fedelissimi Martin Melendez (violoncello) e Aleix Tobias (percussioni), con cui condivide un intenso decennio di esperienza artistica. Lunedì si cambia registro, anche se sotto i riflettori salirà sempre un trio: si tratta di La Perla, composto dalle cantanti e percussioniste Karen Forero, Roberta Leono e Diana Sanmiguel che incarnano la cultura caraibica colombiana con un’innovativa spruzzata di rock capace di reinventare generi della tradizione come bullerengue, cumbia, merengue, gaita e champeta creola. Più nostrano l’evento di martedì affidato alla Banda Maje di Peppe Maiellano e a Tonico70 (rapper, produttore, dj e cofondatore del collettivo salernitano): una compagine nata sotto il sole della «Salifornia», luogo di fantasia sperduto in qualche angolo di mondo tra Salerno e la California, e cresciuta a pane, funk e sceneggiate, con echi swing d’oltreoceano e suggestioni cinematografiche, dalle colonne sonore anni ’70 ai B-Movies fino ai poliziotteschi all’italiana.

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