Leggi il settimanale

Da "bocconiano dagli occhi di ghiaccio", a detenuto modello e uomo quasi libero: la parabola di Alberto Stasi

Dalla Bocconi al carcere di Bollate, passando per due assoluzioni e una condanna definitiva: il percorso umano e giudiziario dell'uomo che per quasi vent'anni ha diviso l'Italia

Da "bocconiano dagli occhi di ghiaccio", a detenuto modello e uomo quasi libero: la parabola di Alberto Stasi
00:00 00:00

Fidanzato e studente, imputato e condannato, detenuto modello e ora uomo quasi libero. La parabola di Alberto Stasi è una delle più discusse e controverse della cronaca italiana. In quasi vent'anni è stato molte persone diverse agli occhi dell'opinione pubblica: il fidanzato quasi perfetto della provincia lombarda, lo studente della Bocconi dal volto rassicurante, l'imputato dagli "occhi di ghiaccio" al centro di uno dei processi più seguiti del Paese, il condannato per l'omicidio di Chiara Poggi e infine il detenuto modello che oggi, con l'affidamento in prova ai servizi sociali, vede avvicinarsi l'uscita dal carcere.

Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara Poggi

Quando gli italiani lo conoscono è l'estate del 2007. Prima fase della parabola. Alberto Stasi ha 24 anni, frequenta l'Università Bocconi e vive una relazione che appare stabile e serena con Chiara Poggi. Biondo, occhi azzurri, occhiali da studente diligente, rappresenta l'immagine del bravo ragazzo della porta accanto. Nella tranquilla Garlasco nessuno immagina che quel giovane dall'aspetto quasi impeccabile diventerà il protagonista di uno dei casi giudiziari più dibattuti della storia italiana.

Bocconiano dagli occhi di ghiaccio

La mattina del 13 agosto 2007 cambia tutto. Chiara Poggi viene trovata morta nella villetta di famiglia e Alberto Stasi diventa immediatamente il volto della tragedia. In un primo momento è il fidanzato che racconta agli investigatori di aver scoperto il corpo della ragazza. Le telecamere lo seguono ovunque. Ogni gesto, ogni parola, ogni espressione vengono osservati e analizzati. Il giovane studente della Bocconi finisce al centro dell'attenzione mediatica. Le indagini si concentrano su di lui e il ragazzo modello lascia il posto all'indagato. Seconda fase della parabola. Nel corso dei processi la sua figura cambia agli occhi del pubblico. Le immagini delle udienze mostrano un uomo sempre più chiuso, controllato, quasi imperscrutabile. Lo sguardo fisso e l'espressione raramente tradita dalle emozioni alimentano una definizione che accompagnerà Stasi per anni: quella del "bocconiano dagli occhi di ghiaccio".

Alberto Stasi detenuto modello

La vicenda giudiziaria rende la sua storia ancora più complessa. Arrivano due assoluzioni che sembrano avvicinare la conclusione del caso. Per molti sono la conferma della sua innocenza. Per altri restano aperti interrogativi e dubbi. Poi la condanna definitiva a 16 anni per l'omicidio di Chiara Poggi. Da quel momento Alberto Stasi non è più soltanto il protagonista di un caso mediatico: diventa un detenuto. Terza fase della parabola.

Nel dicembre del 2015 si aprono per lui i cancelli del carcere di Bollate. È una nuova svolta nella sua parabola personale. Le telecamere si allontanano e la sua vita entra in una dimensione diversa, scandita dalle regole della detenzione. Regole che rispetta senza mai trasgredirle. Al punto che, negli anni successivi, il suo nome torna a comparire nelle cronache soprattutto per i progressi compiuti durante l'esecuzione della pena. Lavora, ottiene benefici previsti dalla legge e segue un percorso che viene valutato positivamente dalla magistratura di sorveglianza. Il volto del condannato lascia progressivamente spazio a una nuova immagine: quella del detenuto modello. Un cambiamento meno evidente di quelli che lo avevano preceduto, ma decisivo per il suo futuro. Nel 2025 arriva la semilibertà. Di giorno può lavorare all'esterno, mentre la sera rientra in carcere.

L'affidamento in prova ai servizi sociali

Ora la fase finale, quella di uomo quasi libero. Oggi il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha compiuto un ulteriore passo concedendogli l'affidamento in prova ai servizi sociali.

Dopo circa dieci anni e mezzo trascorsi in carcere, Alberto Stasi può terminare all'esterno gli ultimi anni della condanna. Poi, per lui, inizia il futuro. Probabilmente lontano da Garlasco e da quel delitto che hanno segnato per sempre la sua vita.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica