Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 09:25
Nazionale

Da Bruxelles all’Italia, “l’Internazionale” pro-Pal unifica piazze, sigle e rivendicazioni

Da Urgence Palestine all’Associazione Palestinesi in Italia, le sigle si uniscono per denunciare una supposta “repressione sistemica” in Europa

pro-Pal

Per comprendere come sta agendo il movimento pro-Pal non basta un’ottica locale, ma va letto nella sua interezza, perché altrimenti si rischia di perdere uno degli elementi più allarmanti, che rischiano di mettere in crisi l’ordine costituito. Esiste, infatti, una sorta di “internazionale” che si sta sviluppando con sempre maggiori mezzi e organizzazione, che non sembra più essere un insieme scomposto di gruppi sparsi che solidarizzano tra loro ma si stanno saldando in un gruppo coeso che porta avanti le stesse istanze e che si muove senza più limiti territoriali.

Urgence Palestine, un gruppo con quasi 20.000 seguaci solo su Instagram, ha reso questa convergenza palese nella convergenza tra le rivendicazioni dell’Associazione Palestinesi in Italia, che fa capo a Mohammed Hannoun (ora in carcere per terrorismo) e che chiede la liberazione di Anan Yaeesh, dello stesso Mohammad Hannoun, di Yaser Elasaly, di Raed Dawoud, di Ryad Albustanji, in carcere per lo stesso motivo, e quella del Comitato di Liberazione per Ali, anche lui in carcere con l’accusa di terrorimo, il tutto nel nome di Mahmoud Ezzat Farag Allah, richiedente asilo la cui domanda era stata rifiutata ed era stato trattenuto in attesa dell’espulsione definitiva dal Paese in direzione della Grecia, dove aveva già ottenuto lo status di rifugiato. Per i detenuti italiani, nel manifesto si sostiene che siano “presi di mira per aver fornito sostegno alle famiglie dei martiri e dei prigionieri. In precedenza, le loro organizzazioni benefiche erano state inserite nella lista delle sanzioni del Tesoro americano”.

“Da Bruxelles a Parigi, passando per l’Italia, i casi di Ali, Ramy, Mohammed, Raed e di tanti altri testimoniano una repressione sistemica, orchestrata da Stati complici del genocidio in corso a Gaza. Chiediamo la libertà per tutti i rifugiati palestinesi detenuti, la fine dei centri di detenzione e delle espulsioni e il diritto al ritorno per tutti i rifugiati palestinesi. In memoria di Mahmoud, continuiamo la lotta per una Palestina libera, dal mare al Giordano. Libertà per tutti i prigionieri. Le frontiere uccidono. Non dimentichiamo. Non perdoniamo”, si legge nel documento vergato dai gruppi Propal e condiviso sui social. Il manifesto non arriva in un giorno a caso, perché oggi, 10 ottobre, è stata organizzata una mobilitazione internazionale che vede l’Italia capofila con circa 50 piazze alle quali aderiscono centinaia di sigle, da quelle strettamente Propal a quelle della sinistra radicale: una manifestazione provocatoria a ridosso del 7 ottobre che mira a portare nelle piazze le rivendicazioni della “resistenza” palestinese che, dicono, è sempre “legittima”, giustificando nei fatti il pogrom di Hamas di 3 anni fa.

Commenti