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Nazionale

Da Torino a Bologna, nelle università si celebra il 7 ottobre di Hamas come “resistenza”

Le provocazioni dei gruppi pro Pal anche quest’anno sono state calendarizzate negli spazi degli atenei. Mollicone: “Il 7 ottobre è una data infame”

Provocazioni, solo mere provocazioni: le manifestazioni organizzate dai pro Pal per il 7 ottobre sono l’esempio del livello raggiunto in Occidente dai sostenitori dell’orrore che loro chiamano “resistenza”. Il 7 ottobre è stato l’inizio del nuovo conflitto in Medioriente, scatenato proprio dal gruppo terroristico palestinese, supportato da parte della popolazione locale. E oggi, anche in Italia, l’eco di quel terrore continua a essere riverberato grazie a collettivi studenteschi e gruppi che, per chiedere legittimamente lo stop delle azioni israeliani sulla Striscia di Gaza, usano il giorno in cui quella guerra è ripresa grazie a quelli che sostengono.

A Milano, Torino e Bologna i collettivi, insieme ai gruppi palestinesi, hanno organizzato incontri all’interno delle strutture universitarie per sostenere chi quel 7 ottobre ha fatto una strage, spingendo scientemente il Medioriente nel caso. E non si nascondono perché, come si legge sui profili social dei Giovani palestinesi di Bologna, la proiezione del film Palestina 36 viene presentato come omaggio “in occasione del terzo anniversario di una delle più importanti operazioni della resistenza palestinese”, quindi Hamas, “quella del 7 ottobre 2023”. È evidente che si tratti dell’ennesima provocazione all’Occidente, e nello specifico all’Italia, che si ripete anche per i manifesti di Milano dei Giovani palestinesi, dove si legge che la proiezione avviene “in occasione del terzo anniversario di una data che ha segnato la storia del popolo palestinese e della sua resistenza”, e di Torino dove Torino per Gaza scrive che la resistenza palestinese “è riuscita a diventare un motore globale per unire le forze per contrapporsi a un stema”. Tutto questo in avvicinamento alla data del 10 ottobre, quest’anno scelta per l’omaggio internazionale ai terroristi che hanno eseguito il pogrom del 7 ottobre.

Ma se davvero l’obiettivo fosse altro, ossia tenere i fari accesi sul dramma dei bambini di Gaza, non servirebbe scendere in piazza proprio a ridosso di una data così significativa, senza per altro averne mai preso le distanze ma, anzi, dopo aver commemorato gli autori. “È intollerabile che il 7 ottobre sia stato progressivamente rimosso, relativizzato, quasi trasformato in una premessa secondaria di ciò che è venuto dopo. Prima della guerra e delle ricostruzioni contrapposte c’e’ stato un pogrom. C’e’ stato l’assassinio brutale di civili. Ci sono stati gli ostaggi. C’è stata la volontà di colpire gli ebrei in quanto ebrei, gli israeliani in quanto israeliani. È stato un pogrom, non deve mai essere dimenticato”, ha dichiarato il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Victor Fadlun, intervenendo ieri sera al Tempio Maggiore della Capitale per ricordare il massacro compiuto da Hamas e l’attentato alla Sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982. “Il 7 ottobre non è una data divisiva, il 7 ottobre è una data infame. Con questa iniziativa, commemoriamo un massacro orrendo, un atto di guerra non dichiarato che ha causato la morte di circa 1.200 persone, la maggior parte delle quali inermi, e il sequestro di 250 ostaggi. Richiamo le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione di questo anniversario dello scorso anno: ‘rimane e rimarrà nelle coscienze come una pagina turpe della storia’”, sono le parole del deputato di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, in occasione dell’evento “Per non dimenticare, in memoriam per le vittime del 7 ottobre”, tenutosi alla Camera dei Deputati.

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