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Dai bocchettoni agli annegamenti silenziosi: tutti i rischi della piscina

Ogni estate le piscine diventano teatro di gravi incidenti, soprattutto per i più piccoli. Ecco quali sono i pericoli più frequenti, come si verificano e quali misure possono contribuire a prevenirli

Dai bocchettoni agli annegamenti silenziosi: tutti i rischi della piscina

L'ennesima tragedia che ha coinvolto una bambina di quattro anni riaccende l'attenzione sulla sicurezza in piscina. Sebbene questi luoghi siano generalmente considerati ambienti controllati, gli incidenti continuano a verificarsi e, in alcuni casi, hanno conseguenze drammatiche. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, in Italia si registrano ogni anno circa 330-350 decessi per annegamento. Se il mare e le acque interne rappresentano il contesto in cui avviene il maggior numero di morti, le piscine continuano a essere uno dei luoghi più pericolosi per i bambini più piccoli. I dati raccolti dall'ISS mostrano infatti che gli annegamenti in piscina riguardano prevalentemente i minori e che, nei casi pediatrici analizzati tra il 2019 e il 2023, quasi la metà degli episodi fatali è avvenuta proprio in queste strutture.

L'annegamento (silenzioso) resta il pericolo numero uno

Quando si pensa a una piscina, il primo rischio che viene in mente è l'annegamento. Ed è anche quello statisticamente più frequente. Contrariamente a quanto mostrano spesso film e serie televisive, l'annegamento raramente è un evento rumoroso. Nella maggior parte dei casi avviene in pochi istanti e nel più completo silenzio. Chi sta annegando, soprattutto se è un bambino piccolo, non ha la forza di chiedere aiuto o di agitare le braccia per attirare l'attenzione. L'Istituto Superiore di Sanità spiega che i bambini più piccoli presentano caratteristiche fisiche che li rendono particolarmente vulnerabili, hanno un rapporto tra testa e corpo diverso rispetto agli adulti, con il capo relativamente più pesante, e possono perdere l'equilibrio molto rapidamente finendo con il volto immerso nell'acqua. Inoltre, non sempre sono in grado di rialzarsi autonomamente. Per questo motivo bastano davvero pochi secondi perché la situazione diventi critica. Anche la profondità dell'acqua può trarre in inganno. Non è necessario trovarsi in una piscina profonda perché si verifichi un annegamento: il pericolo esiste anche nelle vasche poco profonde, nelle piscine domestiche e persino in quelle gonfiabili lasciate piene dopo l'utilizzo. È per questo che gli esperti insistono su un concetto semplice ma fondamentale; un bambino non dovrebbe mai essere lasciato senza la supervisione continua di un adulto, nemmeno per pochi istanti. A livello mondiale, anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità conferma che i bambini sono la fascia più esposta. Secondo l'OMS, l'annegamento rappresenta una delle principali cause di morte accidentale in età pediatrica, con un'incidenza particolarmente elevata tra i minori di cinque anni.

Quando il pericolo arriva dai bocchettoni di aspirazione

Accanto all'annegamento esiste un rischio molto meno conosciuto, ma potenzialmente pericoloso, quello legato ai bocchettoni di aspirazione presenti sul fondo o sulle pareti delle piscine. Si tratta delle griglie attraverso cui l'acqua viene aspirata per essere filtrata e successivamente reimmessa nella vasca. In condizioni normali il sistema è progettato per funzionare in sicurezza, ma un guasto, una griglia danneggiata, rimossa o non adeguatamente fissata possono trasformare il bocchettone in un punto di forte aspirazione. In queste circostanze una persona può rimanere intrappolata. L'aspirazione può bloccare una parte del corpo contro la griglia oppure agganciare capelli lunghi, lacci del costume o altri indumenti, impedendo alla vittima di riemergere. L'Istituto Superiore di Sanità, nelle proprie raccomandazioni dedicate alla prevenzione degli incidenti in piscina, invita i gestori a verificare periodicamente l'integrità delle griglie di protezione e raccomanda ai genitori di far indossare la cuffia ai bambini con capelli lunghi proprio per ridurre il rischio di impigliamento. In Italia il caso che più di ogni altro ha acceso il dibattito sulla sicurezza dei sistemi di aspirazione è stato quello di Sara Basso, la bambina morta nel 2006 dopo essere rimasta intrappolata dal bocchettone di una piscina. Da allora l'attenzione verso questi impianti è aumentata e le norme tecniche sono diventate sempre più rigorose, ma episodi analoghi continuano purtroppo a verificarsi, dimostrando quanto siano fondamentali manutenzione, controlli e rispetto degli standard di sicurezza.

I rischi di traumi e malori

Non tutti gli incidenti mortali o gravi in piscina sono però causati dall'annegamento o dal malfunzionamento della struttua. Esistono infatti situazioni in cui un trauma o un malore improvviso provocano la perdita di coscienza e, di conseguenza, l'immersione in acqua. Tra gli incidenti più frequenti figurano i tuffi effettuati in vasche troppo basse o senza verificare la profondità dell'acqua. L'impatto con il fondo può provocare lesioni al capo, alla colonna vertebrale o al midollo spinale, con conseguenze permanenti. L'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'Istituto Superiore di Sanità inseriscono proprio i traumi fisici, insieme agli annegamenti, tra i principali rischi associati alla frequentazione delle piscine. Anche un malore improvviso può avere conseguenze gravissime. Un arresto cardiaco, una crisi epilettica, una perdita di coscienza o un'altra emergenza medica possono impedire alla persona di mantenersi a galla, trasformando rapidamente un episodio sanitario in un annegamento. Per questo motivo gli esperti consigliano particolare prudenza alle persone affette da patologie cardiovascolari o neurologiche, evitando di entrare in acqua da sole e scegliendo preferibilmente impianti sorvegliati da personale qualificato. Tra le convinzioni più diffuse c'è anche quella della cosiddetta "congestione". Sebbene sia prudente evitare un tuffo immediatamente dopo un pasto abbondante, le principali linee guida sulla prevenzione degli annegamenti pongono l'attenzione soprattutto sul rischio di malori improvvisi e raccomandano di evitare immersioni dopo un'esposizione prolungata al sole o quando non si è in buone condizioni fisiche.

Infezioni e sostanze chimiche: i pericoli meno conosciuti

Oltre ai rischi fisici, una piscina può esporre i frequentatori anche a rischi microbiologici e chimici, sebbene si tratti di situazioni molto meno frequenti rispetto agli incidenti traumatici. Sempre secondo l'Istituto Superiore di Sanità, i pericoli per la salute vengono generalmente distinti in tre grandi categorie: fisici, microbiologici e chimici. Questi ultimi dipendono soprattutto dalla qualità della gestione dell'impianto e dal corretto trattamento dell'acqua. Tra gli agenti biologici possono essere presenti virus, batteri, funghi e protozoi. La trasmissione è favorita soprattutto da una scarsa igiene degli impianti o da un'insufficiente disinfezione dell'acqua. Alcuni microrganismi possono provocare gastroenteriti, infezioni cutanee, otiti o congiuntiviti, mentre altri interessano le vie respiratorie. La Legionella, ad esempio, non prolifera normalmente nell'acqua della vasca, ma può svilupparsi negli impianti idrici e nei sistemi che producono aerosol, come docce e vasche idromassaggio, se non vengono sottoposti a un'adeguata manutenzione. Proprio per questo motivo i protocolli sanitari prevedono controlli periodici e interventi di sanificazione degli impianti. Esistono poi infezioni molto rare, come quelle provocate da alcuni protozoi, segnalate solo in casi eccezionali e generalmente associate a condizioni igienico-sanitarie gravemente compromesse. Gli esperti sottolineano comunque che le piscine sottoposte ai controlli previsti dalla normativa presentano un rischio estremamente basso.

La prevenzione resta l'arma più efficace

Se la tecnologia e le norme di sicurezza hanno contribuito a rendere le piscine sempre più sicure, gli specialisti concordano su un punto, la maggior parte degli incidenti può essere evitata attraverso comportamenti corretti. L'Istituto Superiore di Sanità individua nella supervisione continua dei bambini la misura preventiva più importante. Nei piccoli, infatti, bastano pochi secondi di distrazione perché si verifichi una situazione di pericolo. Per questo motivo la sorveglianza non dovrebbe mai essere delegata ad altri bambini o interrotta, nemmeno per il tempo necessario a rispondere al telefono o allontanarsi dal bordo vasca. Accanto alla vigilanza, sono fondamentali la manutenzione degli impianti, il controllo periodico dei bocchettoni di aspirazione, la presenza di sistemi di sicurezza conformi alle norme e, nelle strutture aperte al pubblico, di personale addetto al salvataggio.

Gli esperti raccomandano inoltre di insegnare ai bambini a familiarizzare con l'acqua fin dalla più tenera età, promuovendo corsi di acquaticità e di nuoto. L'apprendimento precoce, unito all'educazione al rispetto delle regole in piscina, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di incidenti.

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