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Nazionale

“Chiedo perdono, sto vivendo un dramma umano”. Le scuse del giornalista che ha finto l’attentato

Adriano Cappellari ha consegnato una lunga lettera alla procura: anche Meloni si era mostrata solidale con lui e gli era stata assegnata una scorta

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Il giornalista che ha finto di essere stato vittima di un attentato ha confessato tutto con una lettera consegnata alla procura, scusandosi per quanto fatto. Si chiude così la vicenda di Adriano Cappellari, giovane collaboratore di testate locali in Veneto, che a gennaio ha anche testimoniato nella trasmissione Report di Sigfrido Ranucci. “Sono qui oggi perché sento il dovere di chiedere scusa. Le mie prime parole sono rivolte a tutte le persone che mi hanno dimostrato affetto, vicinanza e solidarietà in questi giorni. Molti mi hanno creduto, mi hanno difeso e hanno sofferto insieme a me. A tutti loro chiedo sinceramente perdono, perché ho tradito la loro fiducia. Chiedo scusa anche alla mia famiglia, agli amici, alla comunità del mio paese, alle istituzioni, alle forze dell’ordine e a tutti coloro che, a causa del mio comportamento, sono stati coinvolti in una vicenda che non avrei mai dovuto creare”, scrive nell’introduzione della sua lettera.

Cappellari spiega di non cercare giustificazioni e, dice, “quello che è accaduto è grave e ne sono pienamente consapevole. Posso solo dire che, durante un periodo segnato da un clima di forte contrapposizione nel mio paese, in coincidenza con la campagna elettorale, mi sono lasciato sopraffare dalle emozioni, dalla paura e da un profondo disagio personale”. Sostiene di aver “perso lucidità e ho compiuto un gesto senza rendermi realmente conto delle conseguenze che avrebbe avuto sulla mia vita e su quella di tante altre persone” e che oggi sta vivendo “un dramma umano” che sta avendo difficoltà a gestire “per la mia giovane età”

Come annunciato anche dall’avvocato Roberto Rigoni Stern, ora andranno avanti con la giustizia riparativa anche per la scelta di “collaborare pienamente con l’autorità giudiziaria affinché ogni aspetto della vicenda possa essere chiarito nel modo più completo e nel più breve tempo possibile”. Nella lettera ha spiegato di aver espresso il desiderio di mettersi “al servizio di don Patriciello e delle iniziative che vorrà indicarmi, nella speranza di poter dare un piccolo contributo concreto a favore della legalità e di chi vive situazioni difficili”. Non un nome a caso, visto che nella costruzione che aveva ideato, nelle lettere minatorie vi erano minacce indirizzate anche al prete anticamorra e alla premier Giorgia Meloni. Anche la presidente del Consiglio era intervenuta per esprimere solidarietà e gli era stata perfino assegnata una scorta. “So che sarà difficile recuperare la fiducia delle persone. Forse per qualcuno non sarà mai possibile. Non pretendo comprensione né indulgenza. Posso soltanto chiedere scusa e impegnarmi affinché i miei comportamenti futuri dimostrino di aver compreso fino in fondo la gravità di quanto ho fatto”, conclude la missiva Cappellari, scusandosi con le persone che gli hanno creduto e che sono state coinvolte.

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