Il blitz contro i 16 attivisti di Askatasuna per le violenze di Torino riporta indietro di 25 anni, fino al G8 di Genova e alla morte di Carlo Giuliani. Tra i nomi che emergono nell’inchiesta spunta infatti quello di Massimiliano Monai, attivista genovese conosciuto come «l’uomo della trave». Era lui, il 20 luglio 2001, a colpire con una grossa trave di legno il Defender dei carabinieri rimasto bloccato in piazza Alimonda. All’interno del mezzo si trovava Mario Placanica, il militare dalla cui pistola partì il colpo che uccise Giuliani.
Monai finì sotto processo per le violenze di quella giornata, con un procedimento conclusosi per prescrizione. A distanza di un quarto di secolo, il suo nome torna nelle cronache giudiziarie per gli scontri dello scorso 31 gennaio a Torino, quando la manifestazione contro lo sgombero di Askatasuna degenerò in violenti assalti alle forze dell’ordine, con oltre cento agenti feriti. Un poliziotto venne aggredito a colpi di martello, mentre un altro rischiò la vita durante l’assalto a un mezzo della polizia. La presenza dell’attivista genovese riaccende soprattutto i riflettori sui collegamenti tra la galassia antagonista protagonista del G8 e la rete che gravita attorno ad Askatasuna.
Un asse Genova-Torino sul quale si concentra l’attenzione degli investigatori, anche alla luce della partecipazione agli scontri di militanti provenienti da diverse regioni italiane e dall’estero. C’è infine un particolare: lo scorso 19 luglio, in occasione del venticinquesimo anniversario del G8, Repubblica aveva dedicato uno speciale agli ex no global che avevano cambiato vita, inserendo tra i protagonisti proprio Monai. Pochi mesi dopo, il nome dell’«uomo della trave» torna a incrociare quello di un’inchiesta sulle violenze contro le forze dell’ordine. Da piazza Alimonda a corso Regina Margherita, venticinque anni dopo.
