Una statua per ricordare don Lorenzo Milani, una targa per dividersi sulla sua eredità. E adesso un tribunale per decidere se quella frase sul comunismo possa restare ai piedi del monumento. A Vagli di Sotto, meno di mille abitanti nella Garfagnana, l’omaggio al priore di Barbiana è diventato un caso politico e giudiziario. Il prossimo 7 ottobre la controversia arriverà davanti ai giudici di Lucca.
Come ricostruisce il Corriere Fiorentino, a chiedere la rimozione della targa sono la nipote ed erede Flavia Milani Comparetti, la Fondazione don Milani e alcuni ex allievi. Il motivo è nell’iscrizione: “Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire a una classe dirigente parassitaria e brutale la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi”. Parole che Alessandro Mazzerelli, già attivista socialista ed esponente del centrodestra, sostiene di avere ascoltato dal sacerdote il 31 luglio 1966.
Un’attribuzione contestata dai ricorrenti. Ma il punto sollevato nell’atto, redatto dall’avvocato Pietro Ichino, amico di don Milani, va oltre l’autenticità della citazione: quella frase non potrebbe essere considerata “come una sintesi, neppure approssimativa, neppure parziale, del suo pensiero e del suo insegnamento”. Insomma, anche dimostrando che il sacerdote l’abbia pronunciata, secondo i ricorrenti non sarebbe legittimo farne l’emblema della sua eredità.
A sostegno della richiesta vengono richiamati diversi scritti che restituiscono un rapporto con il Pci sì critico ma più articolato di una condanna senza appello. Dalla lettera al giovane comunista Pipetta, con la scelta di restare dalla parte dei poveri anche dopo la conquista del potere, a quella del febbraio 1964 all’avvocato Giancarlo Melli. Qui don Milani raccontava di avere persino “deciso di votare Pci”, salvo ricredersi dopo un articolo di Vie Nuove giudicato “tutto inventato di sana pianta”.
Alla disputa non sono mancati risvolti singolari: la benedizione della statua organizzata dal gruppo consiliare della Fiamma Tricolore e, nelle scorse settimane, la scomparsa della targa. Nessun ripensamento, ha assicurato il sindaco Mario Puglia: soltanto un distacco provocato dal maltempo, da risolvere con il riposizionamento. E il primo cittadino tira dritto: “È una battaglia di verità e il tribunale è arbitro”. Così il monumento destinato a celebrare il priore finisce al centro di una battaglia sulla sua memoria.f
