Una delle immagini simbolo della devastazione del weekend nelle città italiana è l’assalto alla libreria Feltrinelli: gli incappucciati hanno distrutto il punto vendita Feltrinelli di Torino, abbattendo gli scaffali e i libri che trovavano sulla loro strada. Nessun furto, com’è accaduto in negozi come Foot locker, Decathlon, Levi’s o altri: evidentemente i libri non rientravano nei loro interessi. “Posso dirvi che il fatto è del tutto casuale”, ha dichiarato a Il Foglio il capo della comunicazione Massimiliano Tarantino.
“I ragazzi sono entrati semplicemente perché erano inseguiti dalla Digos, perché erano terrorizzati dalla polizia, per questo hanno vandalizzato. Lo hanno fatto, sì, ma solo perché erano mossi dall’impeto”, ha spiegato ancora. Una posizione molto particolare quella assunta nell’intervista a fronte di quanto accaduto nel weekend, che si basa sul principio: “Non odiano noi”. Secondo Tarantino, infatti, l’assalto non è stato un atto politico perché, in quel caso, “avrebbero scassinato una banca americana o una magari Mondadori”. Ciò però non dovrebbe attenuare la gravità di quanto accaduto. “E poi noi, pensando tanto ai ragazzi che hanno buttato giù due scaffali, stiamo guardando il dito anziché la luna”, ha proseguito Tarantino, “Li hanno buttati giù. Ma chi se ne frega”.
Su chi ha condotto l’assalto, per lo più maranza, “non si tratta di ringraziarli, loro, né di condannarli”, ha aggiunto Tarantino, ma “di capirli”, perché la posizione di Feltrinelli è chiara: “Noi crediamo che il fenomeno sia sociale, congiunturale”. Quindi “che sia molto più grande rispetto ai danni di una singola libreria” anche perché, dopotutto, “neppure un libro è scomparso” e “questi ragazzi hanno sollevato un punto di attenzione”. E ancora, “noi siamo stati invasi, sì, e siamo rimasti sconvolti. Ma il danno non può essere ridotto a un vetro”. Il danno, ha aggiunto, “è quello delle giovani generazioni. Non soltanto italiane ma ancor prima europee”.
