No. Andrea Sempio, iscritto nel fascicolo da oltre un anno e mezzo nell’ambito delle nuove indagini sul delitto di Garlasco, non si sottoporrà all’incontro con il professor Roberto Catanesi, incaricato dalla procura di Pavia di redigere una relazione personologica sulla capacità di intendere e di volere e sulla pericolosità sociale dell’indagato. Solo un paio di giorni fa a Sempio era stata inoltrata istanza formale per quest’incontro, che ora non avverrà.
La risposta di Sempio, sul quale da marzo 2025 la procura ipotizza un coinvolgimento nell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, è quindi negativa, a seguito di una consultazione del 38enne con i propri legali, gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, e i consulenti che lo stanno seguendo. In particolare, Cataliotti sostiene che l’incontro sia “inutile” se non si individua “una patologia”. E sicuramente l’indagato ha dalla sua in tal senso l’assenza completa di una certificazione psichiatrica pregressa - con cartelle mediche ed eventuali terapie - poiché in questi 19 anni e anche prima non si sono registrati episodi che lo portassero in questa direzione.
La difesa di Andrea Sempio ha specificato che il proprio assistito non vuole sottrarsi a questo tipo di test, ma che esso deve essere disposto necessariamente all’interno di un contraddittorio tra le parti in un eventuale giudizio, e se il giudice stabilirà la necessità di una perizia, che non saranno i difensori a chiedere.
La relazione del professor Catanesi rappresenta un supplemento istruttorio voluto dall’accusa, a completamento del fascicolo di indagine che dovrà essere chiuso entro il prossimo 28 settembre, ovvero tra poco più di tre settimane. L’opinione pubblica è divisa su Sempio: se da un lato c’è chi lo ritiene colpevole - senza neppure l’idea di un passaggio nelle aule di un tribunale - dall’altro c’è chi pensa che i presunti indizi a suo carico potrebbero rivelarsi inconsistenti.
Tra gli indizi che stanno venendo vagliati c’è l’ormai celebre impronta a pallini sulla scena del crimine - se ne parlò tantissimo nell’iter giudiziario che portò alla condanna in via definitiva di Alberto Stasi nel 2015 - il profilo di Dna rinvenuto sui margini ungueali della vittima, l’impronta 33 sempre sulla scena del crimine.
Difficile dire cosa accadrà, perché finora la procura ha lavorato nel riserbo, salvo presunti leak emersi di quando in quando, e che si sono prestati anche all’opinione. Forse le nuove indagini su Garlasco indicheranno una traccia sul futuro: sul ruolo della scienza nelle indagini, sul ruolo della stampa e dei social network della narrazione mediatica, sul relativismo che troppo spesso si fa opinione lontana da un’oggettività difficile o impossibile da raggiungere.
