Mentre è più attuale che mai il dibattito sul mantenimento dello stesso orario tutto l’anno (l’Italia è maggiormente propensa all’ora legale), nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre recupereremo un’ora di sonno e di luce diurna con le lancette dell’orologio che alle 3 andranno spostate indietro alle ore 2 con il ritorno all’ora solare che ci terrà compagnia fino a marzo 2027.
Cosa accade all’organismo
Può sembrare che sia ininfluente spostare le lancette indietro di un’ora ma il nostro organismo non la pensa così. “Gli effetti ci sono per il mancato allineamento tra orologio biologico interno e ritmi esterni. Il ritmo circadiano (che sincronizza sonno, ormoni, temperatura e metabolismo con l’alternanza luce-buio) incide sul ciclo sonno-veglia, ma anche sul sistema endocrino e cardiovascolare: le ripercussioni riguardano tutti gli organi”, spiega al Corriere il professor Luigi Ferini Strambi, docente di Neurologia all’Università Vita-Salute dell’ospedale San Raffaele di Milano.
Differenza tra “allodole” e “gufi”
Non a caso spesso si sente parlare di mini jet-lag, tipico di quando si viaggia in un Paese con un orario diverso e la necessità di abituarsi all’orario locale (sia all’andata che, ovviamente, al rientro). A risentire maggiormente del cambio d’ora sono soprattutto bambini ed anziani perché sono abituati a scandire le loro giornate con orari fissi, abitudini radicate nel corso dei mesi che improvvisamente, anche se in maniera minima, vengono cambiate.
Alcuni studi hanno dimostrato che con il cambiamento d’orario si tende a dormire tra mezz’ora e 40 minuti in più. Per questa ragione, a soffrire maggiormente sono le “allodole”, ovvero “le persone che hanno una fase di sonno anticipato, mentre, almeno nei primi giorni, saranno più contenti i ‘gufi’ che la mattina preferiscono dormire (per poi andare a letto un po’ più tardi la sera). Si tratta comunque di una modifica che ha strascichi soltanto per qualche giorno: è qualcosa che il nostro organismo riesce a compensare”, aggiunge l’esperto.
Gli alimenti consigliati
Per far fronte a questo piccolo fuso orario e fare in modo che il ritmo circadiano torni a fare il suo corso, è anche importante cosa consumiamo a tavola. “In questo scenario di transizione, la zucca e gli ortaggi a polpa arancione svolgono un ruolo fondamentale grazie al loro contenuto di beta-carotene, un prezioso alleato nell’attività di protezione delle mucose e nel rafforzamento delle barriere epiteliali, le prime a essere sollecitate dai primi sbalzi termici”, spiega all’AdnKronos il professore Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all’Università Lum ‘Giuseppe Degennaro’. Oltre agli alimenti appena menzionati, sono molto utili legumi e cereali integrali per avere un apporto di energia costante, a lento rilascio, e il supporto delle fibre prebiotiche.
Perché non conviene cambiare orario
Al di là della scelta definitiva sull’ora solare o legale tutto l’anno, il professor Strambi spiega che cambiare ogni sei mesi non fa bene all’organismo ed è stato dimostrato da numerosi articoli scientifici che vanno in direzione dell’ora solare tutto l’anno “perché è quella che si sincronizza meglio con i nostri ritmi biologici. Questo comporterebbe di sacrificare un po’ di ore di luce nel tardo pomeriggio. D’altro canto, mantenere l’ora legale tutto l’anno costringerebbe lavoratori e studenti la mattina a uscire prima del sorgere del sole per molte settimane”.
