La successione alla guida di Report resta uno scontro aperto. Daniele Piervincenzi - nuovo conduttore del programma d’inchiesta di Rai 3 dopo la rimozione di Sigfrido Ranucci - rompe il silenzio e racconta per la prima volta alcuni retroscena dei rapporti con il suo predecessore.
Ospite di Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, Piervincenzi non si sottrae alle domande sul possibile reintegro di Ranucci. “Immagino mi caccerà via...”, l’ironia del giornalista. L’eventuale convivenza, però, non sarebbe un problema: “Decide la direzione, io sono a disposizione, sono un giornalista del servizio pubblico, vado dove mi mandano. L’ultima volta mi hanno mandato in Ucraina, se resto a Report anche con Ranucci sto meglio”.
Il passaggio più delicato riguarda però proprio il rapporto con Ranucci, che aveva definito “mortificante” la decisione della Rai di affidare la trasmissione a Piervincenzi. “La nostra storia professionale parla per noi, tutto quello che potevamo mettere sul campo lo abbiamo messo”, la replica del nuovo conduttore.
E poi arriva il racconto della telefonata tra i due. “Mi ha chiamato, era molto aggressivo”, sostiene Piervincenzi. Ranucci gli avrebbe anche detto: “Se rinunci sei un grande”. La risposta, secondo quanto riferito dal giornalista, sarebbe stata improntata alla prudenza: “Sigfrido, sono travolto dalla notizia, incontriamoci, parliamo con la redazione e prendiamo una decisione insieme”. Ma, aggiunge Piervincenzi, “lui non ha aspettato, ha preferito fare quelle dichiarazioni”.
Nel corso dell’intervista, Piervincenzi affronta anche le indiscrezioni sul suo presunto orientamento politico. E respinge nettamente l’etichetta di uomo di destra: “Una cosa che se sapesse mio nonno si rivolterebbe nella tomba. Non lo sono mai stato e se solo lo fossi stato la mia famiglia mi avrebbe messo fuori dalla porta, vista la nostra storia familiare”. Alla domanda su chi abbia votato alle ultime elezioni, il giornalista evita di indicare un partito ma chiarisce il campo: “Non lo posso dire, diciamo non per la maggioranza”. Nemmeno Renzi o Calenda, precisa. Alla domanda se avesse scelto l’opposizione, la risposta è secca: “Precisamente”.
In attesa di aggiornamenti dal fronte giudiziario – il giudice del Tribunale del Lavoro di Roma si è riservato di decidere sul ricorso d’urgenza presentato dai legali di Ranucci contro la sua rimozione dalla conduzione di Report – il dibattito sul programma d’inchiesta si riaccende: le distanze tra vecchio e nuovo conduttore appaiono tutt’altro che ricomposte.
