Non soltanto Askatasuna e gli antagonisti torinesi. Dietro la giornata di violenze dello scorso 31 gennaio, quando Torino è stata teatro di durissimi scontri con le forze dell’ordine, emerge dai riscontri investigativi che il Giornale ha potuto visionare, anche la presenza di frange provenienti dall’estero, soprattutto da Francia, Germania e Spagna. Un elemento che amplia il quadro della mobilitazione organizzata dopo lo sgombero dell’ex centro sociale di corso Regina Margherita 47 e che richiama l’attenzione sui collegamenti internazionali dell’area antagonista. Secondo le informazioni raccolte sui fatti di quella giornata, che hanno portato alle misure cautelari, alla manifestazione hanno partecipato circa 20mila persone, arrivate non soltanto da diverse regioni italiane, ma anche da altri Paesi europei.
Una mobilitazione che ha dunque superato i confini nazionali e che si è conclusa con gravi episodi di violenza, danneggiamenti a beni pubblici e privati e numerosi feriti tra le forze dell’ordine. La presenza di manifestanti stranieri costituisce uno degli elementi di interesse nella ricostruzione degli scontri. Resta da chiarire quale sia stato il ruolo effettivamente svolto dalle frange arrivate da Francia, Germania e Spagna, e se alcuni dei loro componenti abbiano partecipato direttamente agli attacchi contro gli agenti. “Una volta appiccato il fuoco il mezzo si è trasformato in una trappola: un fitto e violento bersagliamento di oggetti impediva fisicamente l’apertura delle porte, rendendo impossibile ogni tentativo di fuga. Per circa 8-10 minuti sono rimasto sequestrato nell’abitacolo mentre il fumo saturava l’ambiente e le fiamme divoravano il cruscotto a pochi centimetri dal mio corpo”, ha raccontato l’agente che si trovava all’interno della camionetta incendiata. È proprio la dimensione internazionale della mobilitazione a rappresentare uno degli aspetti da approfondire, anche per comprendere l’eventuale esistenza di rapporti organizzativi tra le diverse realtà antagoniste europee.
Nel corso del corteo, infatti, circa 1.500 soggetti si sono staccati dalla manifestazione e, dopo aver creato una fitta coltre di fumogeni, si sono travisati indossando abiti scuri, maschere, caschi e passamontagna. Una dinamica che ricorda da vicino quanto poi visto nei mesi successivi in Val di Susa, dove gruppi “paramilitari” di estrazione anarchica e antagonista, anche straniera, hanno agito per generare il caos e causare quanti più danni possibili alle strutture dell’alta velocità, oltre che agli agenti delle forze dell’ordine schierati a tutela. Movimenti, strategie e tattiche prese direttamente dal mondo militare per scardinare le strutture difensive: lo stesso schema in città e in valle, indice di una organizzazione strutturata che si muove tra le linee che minare lo Stato democratico. È la cosiddetta “internazionale della violenza”, teorizzata per lungo tempo e ora in qualche modo realizzata: gruppi singoli che si coordinano no diversi Paesi, creando una rete che riesce a operare in tutta Europa, andando a gonfiare le fila delle frange violente.
