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Nazionale

Mattarella, l’omaggio ai caduti e avverte la sinistra sulla Difesa

Il presidente avvisa la sinistra pacifista sulla guerra: “Dobbiamo garantire il diritto internazionale”

Si fa presto a dire pace. Quella che conosciamo, avverte Sergio Mattarella, che ci ha morbidamente avvolto per decenni, «oggi è sfidata da sfide multiple e simultanee che reciprocamente si amplificano». E pace non è pacifismo. Tanto per fare un esempio, questo non è il momento di disarmare l’Ucraina, anzi, «dobbiamo concorrere a garantire insieme agli alleati la cornice di sicurezza della libertà del nostro Paese e l’affermazione del diritto internazionale». E non è il caso di tagliare le spese militari, come qualcuno chiede. Al contrario, «in un simile contesto è necessario uno sforzo europeo più concreto e integrato in chiave di interoperabilità e difesa comune e di rafforzamento della Nato». Si tratta «di condizioni imprescindibili per l’equilibrio del continente».

Quattro ragazzi sono tornati in una bara, altri 11 sono feriti. Erano in Bosnia, impegnati in una missione medica umanitaria, quando l’elicottero che li trasportava è precipitato. Funerali solenni a Santa Maria degli Angeli, picchetti, baschi azzurri, tricolori sui feretri, commozione, tutti i rappresentanti dello Stato presenti per l’omaggio. «L’Italia più bella - l’ha definita Guido Crosetto - quella che costruisce la pace». Il presidente li ha accolti a Ciampino e adesso, durante la cerimonia delle insegne dell’Ordine militare, li ricorda ancora: dedizione, responsabilità, sacrificio. «Sono andato a Tuzla - racconta il ministro della Difesa - I bosniaci costruiranno un monumento per loro». Altri ragazzi sono sul campo. Oggi il presidente andrà a Firenze per la ricorrenza del 4 novembre, dedicata alle forze armate e all’unità d’Italia. «In questa giornata il pensiero riconoscente va ai soldati attualmente impiegati nelle missioni di pacificazione, di stabilizzazione, di sostegno alle popolazioni nelle numerose aree di crisi nel mondo e a quanti stanno operando a sostegno di Paesi». Poi, certo, gli uomini e le donne con le stellette impegnati sulle strade e piazze italiane. E così, con una forte valenza simbolica e politica, ai destinatari del grazie presidenziale «si aggiungono i militari che lavorano in concorso con le forze dell’ordine sul territorio nazionale: il popolo italiano nutre e manifesta loro riconoscenza per l’opera che svolgono con abnegazione e serietà».

Le guerre, dall’Ucraina invasa al Medio Oriente all’Africa «instabile«. Le minacce «che vengono dall’estero» e condizionano la nostra sicurezza. I nuovi fronti, le crisi «di natura geopolitica, economica, climatica, energetica e tecnologica». Un quadro pessimo. Mattarella riceve gli allievi delle accademie e cita la Costituzione. «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e aggressione ad altri popoli» e le forze armate «sono un presidio di pace, di dialogo e di collaborazione tra Stati». Bisogna evitare che «la barbarie sia il criterio di comportamento della vita internazionale».

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