Nel disordini della delinquenza più becera e assurda di alcuni giovanissimi che hanno devastato Milano, c’è un gesto fortissimo, silenzioso ma altrettanto forte di un prete che ha scelto, per un secondo, di “parlare la stessa lingua” di chi aveva il volto incappucciato per non farsi riconoscere. Stiamo parlando di padre Giannicola Maria Simone, 65 anni e parroco della chiesa di Sant’Alessandro di Zebedia che ha mostrato il dito medio in risposta a chi lo ha osservato, a distanza, e “salutato” in quel modo.
“Ecco com’è andata”
Intervistato dal Corriere, il parroco ha raccontato di essere in chiesa e osservando le tristi scene di quanto stesse accadendo. quanto stava succedendo. “Poi ho visto che da via Torino si spingevano e si diradavano nelle vie laterali verso piazza Sant’Alessandro e sono corso a chiudere la chiesa”. In epoca in cui, spesso, l’intelligenza artificiale sostituisce perfettamente la realtà, padre Giannicola ha risposto a chi pensava che quel breve video in cui mostra il dito medio fosse artificiale.
Una risposta per le rime
“Invece è reale, anche se adesso stanno facendo delle versioni false. È andata così: mentre questi giovani passavano, qualcuno mi ha fatto il dito medio. Sono ragazzi, quindi non mi sorprendo. Io gli ho risposto a mia volta con il dito medio, ma senza intenzioni né violente né con il rischio di scatenare ulteriore rabbia”, ha spiegato.
Alla domanda se si fosse pentito, padre Giannicola ha risposto di no. “Non credo che si debba parlare di pentimento. Avessi dato un cazzotto allora sì, ma le mani non le ho mai alzate con nessuno neanche nei momenti più difficili. Ho 65 anni e lavoro con i ragazzi da una vita, ogni tanto bisogna anche dirgli ‘Stai attento a quello che fai’. Di certo, fuori dal contesto degli scontri non avrei mai fatto una cosa del genere”.
Le affermazioni dei giovani
E sì, perché il contesto cambia tutto. Nonostante l’abito, il prete di 65 anni non ha mostrato timidezza di fronte a giovanissimi insegnando loro che si può rispondere a gestaccio con un altro gestaccio, in quel contesto, se provocati. Al di là della provocazione, è significativo il racconto di padre Giannicola quando ha parlato con dei giovanissimi che si erano seduti sui gradini della chiesa.
“Erano vestiti di nero, tutti italiani. Ho provato a fare due chiacchiere con loro, volevo capire cosa avessero per la testa ma le risposte sono state molto vaghe. Dicevano: ‘Non sappiamo perché siamo qui, sono venuti tutti e quindi sono venuto anche io’”. Non sapere perché fossero lì in quel momento a partecipare a disordini e, chissà, magari ad aver rotto vetrine e trafugato la merce pone tanti interrogativi.
Il prete ha aggiunto che quei ragazzi non avevano alcuna intenzione di entrare in chiesa, “non ci hanno neppure pensato, scivolavano via veloci a parte quello che ha fatto il gesto del dito medio. L’ha fatto perché mi ha visto, ma stavano tutti scappando via. Non sapevano neanche loro quello che stavano facendo”.
Un disagio diffuso
Infine, padre Giannicola che lavora da sempre con i giovani, è testimone di una deriva preoccupante. Se è vero che i ragazzi che si sono riuniti per provocare quei disordini sono una netta minoranza rispetto agli adolescenti per bene, “sono il sintomo di un disagio molto più diffuso. Se i giovani sono annoiati è perché noi li abbiamo rinchiusi tutti e gli abbiamo lasciato in mano solo uno smartphone, un qualcosa di finto. Questo fine settimana non so che cosa accadrà in centro. Se diventa pericoloso chiuderò la chiesa come la scorsa volta”
