«Il nostro Mattia ci ha lasciato. Aiutatemi a fare in modo che non accada più a nessun altro bambino. Io non sono riuscito a salvarlo, ma lui salverà altri bambini». Con queste poche parole rotte dal dolore Giovanni Battisti Maestri guarda oltre la scomparsa di suo figlio. Il piccolo Mattia, che ha combattuto per nove anni in stato vegetativo, è morto nelle scorse ore all’età di 13 anni. Ne aveva solo quattro quando, quel tragico 3 giugno del 2017, aveva assaggiato un pezzo di formaggio lavorato con latte crudo prodotto da un caseificio trentino in Val di Non. Da quel formaggio, contaminato dal batterio dell’Escherichia coli, Mattia aveva contratto la malattia di Seu (sindrome emolitico-uremica). Si era subito sentito male, ma in ospedale venne operato di appendicite. Dopo poco entrò in un coma dal quale non si è mai più svegliato. Mamma Ivana e papà Giovanni Battista gli somministravano 47 farmaci al giorno mentre loro figlio ormai senza vista aveva 40 crisi epilettiche ogni 24 ore. «È stata l’agonia di nove anni di un bambino e di una famiglia - spiegano i legali Paolo Chiariello e Monica Cappello -. Il padre è distrutto dal dolore. In questi anni non l’abbiamo mai visto avere un minuto di felicità, nemmeno quando ha avuto giustizia».
La pediatra che in Pronto soccorso si era rifiutata di visitare Mattia è stata infatti rinviata a giudizio per lesioni e rifiuto di atti d’ufficio, mentre la Cassazione ha reso irrevocabili le condanne per lesioni gravissime dell’ex presidente del caseificio e del casaro, confermando il nesso tra il consumo del prodotto contaminato e le lesioni subite. «Quel latte veniva prelevato nelle stalle tramite un tubo che portava alla cisterna del camion ha più volte ripetuto Maestri lo stesso tubo, dopo essere stato a contatto con il letame, veniva immerso nei vasconi del caseificio». A partire dalla tragedia Giovanni Battista Maestri ha iniziato una battaglia più ampia affinché «ci sia un’etichetta chiara sulla pericolosità dei formaggi a latte crudo» e aveva fondato un’associazione di consumatori a difesa delle vittime di quei prodotti. Nel 2025 sono stati 43 i casi di infezioni collegate al consumo di latte crudo, tutti su bambini sotto i 15 anni. «Mattia diventi un testimone contro queste pratiche produttive fanno sapere i legali della famiglia -. E l’intensità della battaglia sarà uguale al dolore che hanno provato. Il prossimo anno ci saranno i processi per diffamazione contro Maestri, denunce fatte da chi ha tentato di tappare la bocca al suo attivismo». Ora, però, è il momento dell’addio: i funerali di Mattia si terranno oggi nella chiesa parrocchiale di Coredo.
