Dopo oltre nove mesi lontani dai genitori, per i tre bambini della famiglia nel bosco si apre una nuova fase. Il Tribunale ha stabilito un reinserimento progressivo: i fratellini resteranno nella struttura di Vasto e frequenteranno la scuola pubblica. Se la valutazione dei servizi sociali sarà positiva, potranno trascorrere periodi sempre più lunghi con mamma e papà, fino ai primi fine settimana a casa. La decisione non coincide però con il ricongiungimento immediato chiesto dalla difesa. L’ordinanza del 30 luglio individua infatti alcune criticità ancora da verificare, soprattutto sul recupero delle competenze genitoriali.
La scuola e il modello educativo
L’inserimento nella scuola pubblica è uno dei passaggi fondamentali: dopo almeno un mese di frequenza potrà essere valutata la possibilità di trascorrere il fine settimana con i genitori. Resta aperto il nodo dell’istruzione domiciliare, chiesta da Catherine e Nathan. Per i giudici, però, il problema non è soltanto dove studiare. Il Tribunale precisa che la questione “non concerne principi e regole di vita, ma il metodo scelto” per impedire la conoscenza di consuetudini alternative. Il confronto con realtà diverse viene ritenuto necessario per permettere ai bambini di sviluppare una propria capacità di scelta.
Le paure e il rapporto con gli educatori
Tra gli episodi richiamati dagli operatori ci sono le preoccupazioni espresse dalla madre per le gite in spiaggia, il mare, le creme solari e le bottiglie di plastica. Nelle carte si parla di “eccessive preoccupazioni inculcate nei figli”. Preoccupa inoltre il rapporto con gli educatori, che la madre avrebbe continuato a definire “quelle cattive persone”, chiedendo alla figlia se la mettessero in pericolo, le somministrassero farmaci o la costringessero a fare qualcosa contro la sua volontà. I bambini hanno comunque espresso il desiderio di tornare dai genitori. Inoltre, secondo una relazione del 20 luglio, i genitori avrebbero mostrato ai figli raccolte di firme e messaggi di sostegno, parlando della possibilità di tornare a casa. Per il Tribunale, questo può alimentare “illusioni e false aspettative” sui tempi del percorso.
Terragni: “Una luce in fondo al tunnel”
Sul provvedimento è intervenuta Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. “Una luce in fondo al tunnel” è il commento del professor Tonino Cantelmi, consulente della famiglia. “Un tunnel di cui tuttavia si intravede con fatica l’uscita”, osserva Terragni, ricordando che i bambini resteranno nella struttura in un percorso di riavvicinamento con incontri protetti e, da ottobre, i primi pernottamenti a casa nel fine settimana. La Garante richiama inoltre la valutazione del servizio di neuropsichiatria infantile della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti, che avrebbe descritto alcuni comportamenti dei bambini come sintomi di una sindrome da stress post-traumatico, parlando di “urgenza clinica” e indicando come necessario il reinserimento immediato in famiglia. Per Terragni, salute e benessere dei minori devono restare al centro e rendono opportuna una supervisione medica indipendente. Infine, la scuola. Terragni segnala che i bambini non risultano ancora iscritti a un istituto, nonostante il dispositivo imponga la scuola pubblica, e richiama il diritto costituzionale alla libertà di scelta educativa, compresa la scuola parentale.
Il cambiamento non è ancora completo
È dall’insieme di queste criticità che arriva la valutazione centrale dell’ordinanza, il percorso psicoeducativo per il recupero delle competenze genitoriali è ancora “incompiuto”. Non emergerebbe “un quadro certo e un’oggettiva flessibilità mentale acquisita” tale da dimostrare un effettivo cambiamento educativo. Per questo i giudici ritengono necessario continuare a monitorare la situazione. La stessa ordinanza riferisce che Catherine e Nathan dichiarano di temere di non saper gestire emotivamente questa fase di cambiamento.
