"Valter è un amico vero, fra di noi c'è un grande affetto. Da quando ho saputo del suo coinvolgimento presunto nell'attentato nei confronti miei e della mia famiglia sono stati giorni pesantissimi". Lo dice Sigfrido Ranucci al Corriere della Sera, commentando la notizia che Valter Lavitola, giornalista e imprenditore, è indagato per la bomba fatta esplodere il 16 ottobre dello scorso anno davanti alla sua villetta a Campo Ascolano, vicino Roma. "Sono rimasto molto sorpreso da questo sviluppo delle indagini. Io sono amico di Valter", aggiunge Ranucci che poi aggiunge: "Io posso solo pensare che lui non avrebbe mai voluto fare del male a me e alla mia famiglia. Ho piena fiducia nel lavoro della magistratura e in quello dei nuclei dei carabinieri che stanno indagando su questa storia. Le loro indagini sono state straordinarie sotto ogni profilo, anche quello etico e morale".
Ranucci racconta di aver sentito al telefono Lavitola l'ultima volta poche sere fa, mentre i carabinieri stavano perquisendo casa sua. "Mi ha chiamato, era agitato. E anche io sono rimasto molto sorpreso da questo sviluppo delle indagini". Ma q quando risale l'amicizia tra i due? "Dal 2019 - racconta Ranucci - dopo le nostre inchieste su quello che aveva fatto, con lui è nato un rapporto stretto. Non lo so, accade, sarà un caso di sindrome di Stoccolma. Ho letto le cronache che raccontano della famosa cena nel suo ristorante del 2023, ma quella non è certo una notizia: io vado a mangiare da lui molto spesso, almeno ogni due settimane. È un rapporto di amicizia che non ho mai nascosto".
Il conduttore di Report è convinto che ci sia qualcosa non torna in questa storia. "Sicuramente lui non poteva sapere quella sera quando sarei tornato a casa. Ho riletto i messaggi che ci siamo scambiati, non credo che siano dettagli. Però è anche vero che bisogna aspettare ulteriori sviluppi nelle indagni".
Quanto al possibile movente, ovviamente nel caso in cui il coinvolgimento di Lavitola venisse confermato, Ranucci azzarda un'ipotesi: "Posso immaginare, ma è solo una mia ipotesi, che l'attentato non fosse tanto diretto a me, piuttosto a qualcun altro per non farmi arrivare qualche notizia. Ecco perché comunque penso che non mi avrebbe mai fatto del male. Insomma, un gesto trasversale".
Oltre a confermare che di Lavitola in passato si è servito per avere notizie ("conosce bene il centrodestra"), Ranucci nega con sdegno quanto sostenuto da alcuni suoi detrattori, ovvero che l'attentato avrebbe in qualche modo accresciuto la sua visibilità: "La storia della bomba come un favore nei miei confronti mi sembra davvero assurda, come quella che
sarei andato in cerca di solidarietà. Quella che ho ricevuto è durata il battito d'ali di una farfalla, dalla Commissione di vigilanza Rai ho ricevuto solo insulti. Ma di quale bisogno di visibilità avrei avuto bisogno?".