Fionde, estintori e caschi, chi sono gli antagonisti fermati dopo l’assalto in Val di Susa
Milgliaia gli identificati: molti sono stranieri e cercavano di lasciare l’Italia. Potrebbero essere parte del “Blocco Nero” che ha assaltato i cantieri della Val di Susa: sequestrati gli equipaggiamenti a bordo delle auto
Sono migliaia i soggetti che gli operatori delle forze dell’ordine hanno identificato tra i servizi preventivi e quelli successivi all’assalto in Val di Susa di sabato pomeriggio. Numericamente, pare che la composizione del “Blocco Nero” fosse prevalentemente straniera, nello specifico francese, ma sono stati individuati anche antagonisti con passaporto belga, tedesco e spagnolo. Una fattispecie che deve indurre considerazioni pratiche sull’internazionale anarchica che si è formata e che ha usato come banco di prova la Val di Susa per eventuali azioni successive, magari da svolgersi in città. Intanto questa mattina la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, insieme al capo della Polizia Vittorio Pisani sono nelle zone della guerriglia per un sopralluogo, accompagnati dal questore di Torino Massimo Gambino e dal prefetto Donato Cafagna.
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No Tav: oltre 400 identifcati per gli scontri, anche da Francia e Belgio Il materiale sequestrato dopo la protesta No tav in Val di Susa, Chiomonte, 26 luglio 2026. ANSA/POLIZIA DI STATO +++ UFFICIO STAMPA POLIZIA +++ FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI +++ NPK +++ (Ufficio stampa Polizia di Stato/ANSA)
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Nella giornata di ieri e di oggi le forze dell’ordine italiane hanno continuato a presidiare le strade di uscita dalla Val di Susa e le arterie che portano all’estero, una strategia che ha portato i suoi frutti, visto che sono stati attuati ulteriori fermi di soggetti stranieri. Uno degli ultimi controlli ha permesso di fermare quattro soggetti non italiani probabilmente appartenenti al “Blocco Nero”: le loro posizioni sono al vaglio degli inquirenti e al momento non si conoscono le accuse. Le indagini su quanto avvenuto sabato, coordinate dalla Procura di Torino guidata da Giovanni Bombardieri, ipotizzano al momento il reato di devastazione, ma non si esclude che ai singoli possano essere contestati successivamente anche altri reati. Tra i sequestri spiccano maschere antigas, occhiali di protezione, balaclava, fionde, estintori, abiti neri, artifici pirotecnici, caschi e altri oggetti che potrebbero essere parte dell’equipaggiamento. “In ogni manifestazione dove sono presenti antagonisti o anarchici la violenza la fa da padrona con devastazioni dell’arredo urbano e decine di feriti tra le forze dell’ordine. Un Paese civile e democratico non può tollerare tali violenze. Per questo motivo condividiamo e sosteniamo convintamente la proposta del Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno con delega alla Pubblica sicurezza Nicola Molteni di introdurre il reato di terrorismo di piazza”, si legge in una nota del segretario generale del Sap, Stefano Paoloni.
Gli antagonisti hanno utilizzato la conformazione del territorio per organizzare veri e propri agguati alle forze dell’ordine, sfruttando le coperture boschive e i rilievi per gli attacchi con molotov e bombe carta. “Ci chiediamo cosa si attenda per rendere l’intera area del cantiere zona militare in modo da impedire l’avvicinamento di chiunque. Ci aspettiamo che l’autorità giudiziaria proceda per terrorismo, visti i presupposti inequivocabili. Torniamo, con forza, a rilanciare la nostra proposta per l’introduzione del terrorismo di piazza perché le forze dell’ordine, costrette a subire violenze di ogni genere, oggi operano con armi spuntate”, è il pensiero di Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia di Stato
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