Gli sbarchi in Sardegna stanno aumentando esponenzialmente: i barchini provenienti dall’Algeria arrivano sull’isola con un ritmo sempre più sostenuto, diventato ormai insostenibile per l’infrastruttura locale. Con l’arrivo di oltre 60 clandestini nel Sulcis e gli altri 23 intercettati in mare dalla Guardia di Finanza e scortati al Porto Canale di Cagliari, le strutture d’accoglienza dell’isola sono in forte sofferenza. Tra ieri e oggi sono arrivati in Sardegna complessivamente 132 migranti, aumenta l’affollamento del Cas e dell’hotspot di Monastir, alle porte di Cagliari, dove la popolazione migrante in attesa di identificazione ed eventualmente di espulsione sfiora il migliaio di unità.
La presenza di soggetti destinati all’espulsione all’interno di strutture d’accoglienza temporanee continua a creare gravissimi problemi di ordine pubblico, in una escalation continua e preoccupante, che è culminata in un accoltellamento. A fronteggiarsi, due fazioni rivali, ma quanto il migrante accoltellato ha cercato protezione tra gli agenti della Polizia presenti che lo hanno preso in custodia, i suoi rivali hanno scatenato una sassaiola contro gli agenti danneggiando un’auto di servizio e gli uffici. “A questo punto chiediamo la chiusura immediata di Monastir. Sosteniamo da tempo che questa struttura non è idonea a ospitare migranti, perché ormai è una bomba pronta ad esplodere, e abbiamo proposto e sosteniamo che l’ex carcere di Iglesias sia una struttura idonea e in grado di ospitare in sicurezza migranti e agenti di Polizia. Ormai, tra episodi di autolesionismo, risse, e sassaiole, la situazione è degenerata e fuori controllo”, ha dichiarato Massimo Vargiu, segretario provinciale del sindacato di polizia Siulp.
Ma il punto dev’essere un altro, come ha spiegato il deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda, annunciando un’interrogazione urgente al ministro dell’Interno e al ministro della Difesa: “La Sardegna non può e non deve rassegnarsi a diventare l’hub occidentale della clandestinità nel Mediterraneo”. La rotta algerina rappresenta “un flusso strutturale gestito da reti criminali” e non un’emergenza passeggera, come testimonia il flusso costante di barchini che sbarcano sulle coste meridionali dell’isola e che si avvicinano alla Sardegna grazie alle navi madre, per lo più pescherecci, che da tantissimi anni operano allo stesso modo. Il deputato chiede un maggiore coinvolgimento di Frontex nel quadrante algerino-sardo e l’impiego mirato degli assetti della Marina militare per rafforzare l’attività di controllo e intercettazione in mare, in collaborazione con le forze di polizia. Un altro punto sul quale batte Deidda sono i rimpatri da effettuare direttamente dall’isola, che può contare su diversi aeroporti adeguati: “È inaccettabile il paradosso logistico per cui i clandestini algerini debbano essere scortati e trasferiti nei Cpr della Penisola per poi essere espulsi”.
