Un caso di sponsorizzazione sportiva riaccende le storiche tensioni a Predappio, località collinare nel forlivese, dove il confine tra cronaca locale e memoria storica si conferma inevitabilmente sottile. Al centro della vicenda c’è la squadra dei Pulcini dello Sporting Predappio: a finanziare i completi da gara dei giovani calciatori è stato infatti “Predappio Tricolore”, noto esercizio commerciale specializzato nella vendita di gadget e souvenir legati al Ventennio fascista.
L’iniziativa, nata con l’intento di sostenere la realtà calcistica originatasi dalle ceneri del fallito AC Predappio, ha però provocato la dura reazione della famiglia di uno dei “pulcini” della squadra. Ritenendo la scritta sulle maglie viola un richiamo all’ideologia fascista, i genitori hanno maturato la decisione di ritirare il proprio figlio dal gruppo. Un gesto drastico che ha riportato d’attualità il dibattito sulla presenza dei negozi “nostalgici” nel comune che diede i natali a Benito Mussolini e che ospita la cripta di famiglia, da decenni meta di raduni e turismo.
Secondo le ricostruzioni, la scelta del nome sulla maglia era stata preceduta da un confronto informale tra la società e i genitori. Quasi tutti avevano dato il via libera, tranne una famiglia che aveva sollevato un’eccezione formale, chiedendo di sostituire la parola “Tricolore” con “Souvenir” per smorzare qualsiasi potenziale rimando a simbologie politiche. Non trovando accoglimento, la protesta si è trasformata nell’addio del piccolo calciatore al club.
Dalla dirigenza della società si cerca tuttavia di smorzare i toni. Gianni Flamigni, responsabile del settore giovanile dello Sporting, ex calciatore professionista nonché ex candidato sindaco per il centrosinistra nel 2019, parla di polemica sproporzionata. “È una bolla di sapone, noi siamo lontani dall’esaltazione di certi valori”, spiega infatti all’Ansa. “Con queste magliette abbiamo giocato tutto l’anno scorso, abbiamo girato tutta la Romagna senza che nessuno si sentisse offeso”, precisa ancora, “ora la presa di posizione di un genitore, che si sente urtato dal logo e che per questo ha deciso di ritirare il figlio dai Pulcini. Cosa che ci dispiace moltissimo”. “La maglietta è viola, non ha nessun disegno o richiamo esplicito. Il nome è quello del negozio”, ci tiene a rimarcare l’ex calciatore.
La rinascita del calcio predappiese è una sfida complessa: lo Sporting è sorto per raccogliere l’eredità della fallita AC Predappio, portando tuttavia con sé anche la diffidenza del tessuto imprenditoriale locale. Trovare partner finanziari in un territorio scottato dalle gestioni passate è un’impresa che Flamigni definisce “quasi eroica”. Per questo, quando il titolare della rivendita di souvenir si è offerto di coprire interamente i costi del kit da gara per i Pulcini, la società ha scelto di accettare l’aiuto, interpretandolo come il sostegno di un’attività commerciale del posto a un importante progetto sociale. E comunque, prima di prendere una decisione definitiva, la società aveva chiesto il consenso dei genitori dei giovani calciatori.
“Siamo una comunità, dobbiamo vivere insieme, questa azienda pensava di fare un’opera di bene”, prosegue Flamigni, “non possiamo essere messi in discussione perché abbiamo accettato questo negozio come sponsor, un’attività che comunque ha scelto di credere in un progetto”. “Abbiamo, come società, epurato le magliette di qualunque presupposto che riportasse a una idea di esaltazione del fascismo” sottolinea il responsabile del club, “la società ha pensato di utilizzare queste magliette, ha chiesto anche a tutti i genitori. Pensiamo di essere dalla parte del giusto”.
Ora tutto questo caos mediatico sta costringendo la società a rimettere in discussione la sponsorizzazione, con tutti i rischi che ciò potrebbe comportare per il progetto: “Non pensavamo di avere questa risonanza, ora vediamo se usare queste magliette o no, faremo un nuovo sondaggio coi genitori”, conclude l’ex candidato sindaco.
