«No al voto agli stranieri. Sia italiano chi finisce la scuola»

Milano«Il voto agli immigrati? Su questo direi che Gianfranco Fini sbaglia».
Gliel’ha detto?
«Gliel’ho detto. C’è la Costituzione e non è certo questo il momento migliore per cambiarla». Ignazio La Russa, ministro e coordinatore del Popolo della libertà, segue una linea ben precisa in materia di immigrazione. Soprattutto coerente con il programma presentato agli elettori e che ha portato il centrodestra al governo del Paese.
E allora perché le fughe in avanti del «cofondatore»?
«Gianfranco qualche volta mette più l’accento sull’accoglienza che sulla legalità. Non perché non creda nella necessità di rispettare la legge. Ma perché per noi di destra il rispetto della legge è un fatto scontato. Quasi non c’è bisogno di ricordarlo».
Sicuro che sia così?
«È come l’anticomunismo. Non ne parliamo mai perché siamo anticomunisti dentro. Da sempre. Anche quando era difficile esserlo. Quello che siamo veramente lo racconta la nostra storia».
Tornando a Fini e agli immigrati?
«L’ho detto. Qualche volta si rischia di generare degli equivoci».
Intanto domenica Daniela Santanchè è stata colpita da islamici esagitati solo perché manifestava contro il burqa imposto con la violenza alle donne.
«Giustissimo quello che chiede».
Anche il luogo e il momento in cui l’ha chiesto?
«Be’ io le ho dato tutta la mia solidarietà. Anche se io la manifestazione non l’avrei fatta proprio domenica».
Resta il problema dell’integrazione. Si dice che facendo votare gli extracomunitari tutto diventerebbe più facile.
«Non credo che per gli stranieri sia opportuno nemmeno il voto alle elezioni amministrative».
Una chiusura totale?
«Assolutamente no. Anzi».
Anzi che?
«La mia proposta è che i figli di immigrati regolari, ma che non hanno ancora la cittadinanza, se sono nati in Italia e abbiano completato almeno un ciclo di studi, diventino automaticamente e immediatamente cittadini italiani».
Figli di un solo genitore straniero anche di tutti e due?
«Vedremo. Si potrà discutere. Di certo c’è che così appena compiuti i diciott’anni, potranno anche votare».
Si torna al voto.
«Il ragionamento è semplice. Chi ha frequentato la scuola ed è promosso conosce sicuramente la lingua, si è probabilmente integrato nel nostro Paese. E, quindi, deve aver il diritto di essere cittadino italiano».
Lei dice che scuola significa integrazione?
«Ho conosciuto proprio in questi giorni una ragazza egiziana che a 26 anni sta prendendo la seconda laurea. È innamorata dell’Italia. I compagnucci di scuola di mio figlio, genitori stranieri, guardano la partita alla tv con la bandiera italiana. O quella dell’Inter».
Per questo le sono simpatici.
«Quante sono le belle le storie come queste».
Integrazione significa anche preghiera. Bisogna costruire grandi moschee nelle città?
«È un tema sul quale mi sento assolutamente libero di decidere. In coscienza».
Cioè?
«Senza alcun pregiudizio ideologico. Da un lato credo sarebbe preferibile creare tante piccole moschee. Dall’altro forse un grande centro di preghiera renderebbe più semplice il controllo di chi lo frequenta».
E quindi?
«Credo che sia giusto ascoltare prefetti e sindaci. E poi decidere caso per caso».
Magari prima che le situazioni esplodano.
«A Milano il vicesindaco Riccardo De Corato mi assicura che non c’è nessun pericolo per la città. Che la grande moschea non è un priorità».
Per il momento.
«Per il momento. E io gli credo».

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