«Sindaco, facci sognare!» le chiedono i fan (vecchi, nuovi e di recente conversione mediatica). E lei, Marta Vincenzi, accoglie subito linvito. Alla grande: ricomincia dal Terzo valico. Che non sarà un argomento originale, ma ha il pregio di essere collaudato - oltre un secolo di dibattito senza produrre un metro di binario - e, soprattutto, di prestarsi a una serie infinita di ipotesi di soluzione. Comprese le più fantasiose e affascinanti. Dunque: lanciamo pure lennesimo programma di lavoro, quello decisivo naturalmente, sotto forma di piano di finanziamento che riuscirà a realizzare la quadratura del cerchio. Anche perché questa volta, a fare i conti e disegnare le strategie, non cè il solito burocrate di partito, ma il professor Maurizio Maresca, uno che con portualità, logistica e infrastrutture fa colazione, pranzo e cena tutti i santi giorni ed è riconosciuta autorità nel settore.
Ecco la ragione per cui, quando il sindaco e Maresca si mettono a spiegare, chi ha la mente sgombra da pregiudizi ascolta in religioso silenzio. E apprende quanto segue: innanzi tutto, «ci vuole una legge regionale che individui un gestore pubblico (partecipato dalla Regione stessa, dalla Provincia e dai Comuni interessati) in grado di fissare le garanzie economiche per lammortamento dei costi dellopera, nel caso i proventi dei traffici non fossero sufficienti negli anni a coprire la somma». Nella peggiore delle ipotesi - spiegano Vincenzi e Maresca -, e cioè nel caso di una modesta crescita del volume di traffici dello scalo della Lanterna, diciamo circa 200mila contenitori allanno, si individuano tre possibilità: lutilizzo della metà dellincremento del gettito fiscale del porto, la creazione di una sorta di tassa di scopo, applicata fin da ora come tariffa sulla tratta interessata dallopera, e listituzione da parte dellAutorità portuale di una tassa su sbarco e imbarco.
«Così, la Regione e gli enti locali assumeranno un ruolo da protagonista» sentenzia il sindaco. E aggiunge: «Il Comune si propone come motore dell'iniziativa, la Regione dovrà essere il legislatore, dando uninterpretazione coraggiosa dellautonomia concessa dalla riforma della Costituzione, e utilizzando appieno i margini di decisione a livello locale che essa consente». In questo senso, pertanto, va vista lauspicata emanazione di una legge regionale che individui un gestore pubblico (il «main contractor»), evitando la gara dappalto, in modo da poter accedere al cofinanziamento del 20 per cento previsto dallUnione Europea. La legge dovrebbe contenere anche le proposte per lammortamento, nellarco di 35 anni, dei costi che, al netto dei contribuiti Ue, si aggirano sui 5 miliardi di euro (7 miliardi con gli interessi). «La speranza - chiarisce il primo cittadino donna - è che il porto di Genova e di conseguenza i traffici crescano al punto da coprire la spesa per il Terzo valico, senza dover ricorrere a contributi. Tutte le evenienze però devono essere valutate». Insiste ancora Maresca: «Le tre proposte potranno essere integrate, ferma restando la convinzione che una comunità debba in qualche modo sostenere il proprio sviluppo da protagonista».
Il progetto del Terzo Valico, che secondo Marta Vincenzi può partire prevedendo almeno in un primo tempo una sola galleria - lei la chiama «canna» -, dovrà comunque integrarsi, come sottolinea anche lassessore Paolo Pissarello, con il riordino del nodo genovese che consentirà di aumentare la capacità del trasporto ferroviario di 400-500 mila contenitori (o teus, lunità di misura che equivale al container da 20 piedi).
Oddio, i soliti perfezionisti potrebbero eccepire qualcosa. Ad esempio, che la strategia illustrata ieri si fonda sulla crescita del traffico di contenitori (e merci varie, magari), mentre la logica dice che un solo contenitore in più di quelli movimentati oggi (1 milione e 700mila circa) non potrebbe uscire da «questo» porto prima di una settimana e, comunque, bloccherebbe la viabilità del ponente genovese. Figuriamoci con 200mila contenitori in più allanno. È almeno curioso, inoltre, ipotizzare uno sviluppo dei traffici, e quindi di aree disponibili, quando non si riesce a realizzare (da sei anni!) la sistemazione di Calata Bettolo e del Multipurpose, ad assegnare a un qualsiasi terminalista il sesto modulo di Voltri, o soltanto a ipotizzare una data per la funzionalità del nuovo bacino per le riparazioni navali.
«Meglio sognare, no?». No.
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