Caro direttore Feltri, è notizia di questi giorni che a Brescia è stata appesa una testa di maiale al portone dell’edificio destinato a ospitare una moschea e un centro islamico. Naturalmente condanno senza alcuna esitazione il gesto stupido compiuto. Ma la vera domanda è un’altra. Perché alcuni cittadini arrivano a manifestare un disagio così profondo? Ogni volta che qualcuno esprime dubbi sull’apertura di una moschea, scatta immediatamente il processo mediatico: razzista, islamofobo, estremista. Nessuno mette in discussione il diritto alla libertà di culto. Ma libertà di culto non vuol dire sostenere idee incompatibili con le leggi italiane, con la dignità della persona o con i diritti fondamentali. Perché spesso, questi luoghi si trasformano in centri di predicazione di un islam radicale. I cittadini non ne possono più. Invece, parte della sinistra incita l’immigrazione spacciandola per buonismo, apre le porte senza controlli reali, difende centri islamici controversi e ignora il disagio della gente comune. Caro direttore, qual è secondo Lei la soluzione a tutto questo?
Giovanni Mora - Brescia
Caro Giovanni,
parto da un principio semplice, che oggi forse potrebbe apparire quasi rivoluzionario: una testa di maiale appesa a un portone è un gesto volgare, incivile e da condannare senza esitazioni. Non è così che si difendono le proprie idee. Questo è pacifico, però dovremmo chiederci perché una parte crescente della popolazione italiana manifesta un livello di esasperazione che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile. Ecco il punto che quasi nessuno vuole affrontare. Viviamo in un Paese nel quale, da anni, il disagio di milioni di cittadini viene sistematicamente archiviato con un insulto. Si distribuiscono etichette. Razzista. Islamofobo. Estremista. Fascista. Non si risponde alle domande. Si scredita chi le pone. Eppure una democrazia dovrebbe fare esattamente il contrario. Le tensioni non nascono perché vengono raccontate. Nascono quando i problemi vengono lasciati irrisolti.
Una democrazia matura non teme le domande. Le affronta. Perché, è quando si vieta di porle che il malessere cresce, si radicalizza e finisce per esprimersi nei modi peggiori. Ecco il motivo per cui seguito a pensare che la soluzione non sia zittire gli italiani.
La soluzione è ascoltarli. Ascoltarli davvero. Un popolo ignorato prima o poi smette di fidarsi delle istituzioni. E quando accade, non è una sconfitta dei cittadini. È una sconfitta dello Stato. E non possiamo né dobbiamo permetterlo.
