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Gli elementi dell'indagine

Guanti colorati, nastro adesivo sulle scarpe: così hanno agito i violenti No Tav

Dalle indagini emerge un’organizzazione troppo puntuale e precisa per essere stata lasciata al caso da parte degli antagonisti: veri e propri plotoni ognuno col proprio compito operativo

Il “Blocco nero” della Val di Susa è sotto la lente di ingrandimento degli investigatori: le indagini proseguono per capire da chi fosse formato e quali fossero i gruppi che hanno contribuito all’assalto dei cantieri della Tav. Non avevano segni di riconoscimento, non avevano alcun elemento che li distinguesse gli uni dagli altri: qualunque marchio o logo sull’abbigliamento è stato coperto in anticipo con dello scotch.

Ma, soprattutto, c’erano i guanti: gli antagonisti li hanno indossati per non lasciare impronte, certo, per non ferirsi mentre sradicavano le recinzioni, anche. Ma, soprattutto, per riconoscersi tra loro: infatti questo era l’unico elemento di colore in una marea nera che ha seminato la devastazione in Val di Susa. E non era sicuramente un elemento vezzoso ma, più che altro, un elemento distintivo. Ogni colore corrispondeva a un gruppo di soggetti ben preciso e specifico, plotoni con mansioni diverse che agivano in coordinamento: una strategia militare studiata e precisa che non può che essere frutto di uno studio molto attento e accurato. Soprattutto perché in campo c’era l’internazionale della violenza, ossia gruppi provenienti dall’Italia ma anche da Germania, Francia, Belgio e Spagna. Quindi è logico supporre che ci siano state delle riunioni preparatorie, delle prove sul campo per far fluire gli spostamenti e le azioni.

Gli investigatori, come riferisce il Corriere della sera, hanno trovato anche l’uso di nomi in codice come “Puma”, “Salve”, “Brufen” e “Sandokan”. Soluzioni attinte dal mondo militare per impedire il riconoscimento ma ci sono stati anche schemi chiamati con le dita e plotoni adibiti all’assistenza sanitaria, che contrastavano i lacrimogeni della polizia con il maalox, somministrato con spruzzini. Questo non è stato il solito gruppetto di facinorosi ma un esercito organizzato e addestrato ad arrecare il maggior danno possibile, anche alle forze dell’ordine.

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