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Nuove frontiere

Un robot in cerca di casa: con Mobo, AiMOGA scommette sulla compagnia artificiale

Dai racconti di Asimov agli umanoidi già prenotabili oggi, il sogno dell’assistente domestico comincia a diventare un prodotto consumer. Ma conversare con la famiglia e occuparsi della casa restano due capacità molto diverse

AiMOGA

Nell’Uomo bicentenario, il robot interpretato da Robin Williams entra nella famiglia Martin come un elettrodomestico e finisce per chiedere di essere riconosciuto come un uomo. Era il 1999 e il cinema, adattando Asimov, poteva permettersi di ignorare il problema più concreto: quanto lavoro serve perché una macchina sappia adattarsi alle nostre case, ognuna diversa dalle altre.

Oggi le aziende cominciano ad aprire i preordini per robot umanoidi da compagnia grazie all’IA e l’ultimo arrivato si chiama Mobo: lo produce AiMOGA, il marchio di robotica del Gruppo Chery.

Si tratta di un robot da compagnia pensato per bambini, adulti e anziani: riconosce i componenti della famiglia, ricorda le preferenze e dovrebbe utilizzare le conversazioni precedenti per mantenere uno storico e un contesto, ma non è ancora pronto per lavorare in casa.

AiMOGA
AiMOGA

La parola “robot”, d’altronde, nasce prima delle macchine che oggi chiamiamo così. Deriva dal ceco robota, che significa “lavoro forzato”. Quei lavoratori artificiali finirono per ribellarsi ai loro creatori e, un secolo dopo, i produttori cercano invece di convincerci ad accoglierli in salotto, affidando loro conversazioni e informazioni personali.

Mobo parte proprio dalla relazione con le persone: tra le funzioni annunciate ci sono il riconoscimento degli oggetti, l’interazione vocale e i promemoria per gli impegni quotidiani. A gestire il tutto c’è il sistema di intelligenza artificiale che combina la percezione dell’ambiente con le richieste dell’utente e le suddivide in passaggi necessari per raggiungere l’obiettivo. L’idea, qui, è la stessa dell’IA agentica che usiamo nei nostri computer: smettere di aspettare i nostri input un passo alla volta, prendere un compito (l’obiettivo che gli diamo) e occuparsi in autonomia di strutturarlo in una sequenza di sotto operazioni e verifiche.

I 22 gradi di libertà del corpo consentono movimenti articolati e gesti mentre la memoria serve a evitare che ogni incontro riparta da zero.

Le funzioni presentate per Mobo riguardano soprattutto compagnia e interazione, non siamo ancora a livelli di un robot domestico che può lavorare al posto nostro.

La storia di Mobo affonda poi le radici più indietro nel tempo di quanto si possa pensare: nel 2000 Honda presentava ASIMO, il piccolo umanoide nato da ricerche iniziate nel lontano 1986.

La sua altezza era stata scelta anche per raggiungere maniglie e interruttori negli ambienti umani, perché già allora l’obiettivo era costruire un aiutante capace di muoversi nei nostri spazi visto che il mondo che ci circonda è stato costruito per gli umani. Forse anche in maniera inefficiente, se ragioniamo con la logica di un computer, ma se vogliamo dare un corpo all’IA per interagire nel nostro mondo, è chiaro che le interazioni devono basarsi su quelle umane.

Oggi non siamo ancora a quel punto, ma i tempi sembrano essere maturi per un passo come quello fatto da Mobo, un umanoide che possa rompere la diffidenza tra umani e robot e iniziare ad abituarci alla convivenza.

Mobo si può prenotare con 99 dollari, cifra che viene trasformata al lancio in un credito di 399 dollari sull’acquisto, ma mancano le informazioni sul prezzo completo e sulla data di uscita in Italia.

Siamo ancora nella fase degli early adopter, gli entusiasti delle nuove tecnologie, ma c’è da scommettere che la curva dello sviluppo tecnologico sarà relativamente rapida e, probabilmente, i robot entreranno nelle nostre case in un tempo più breve di quanto ci ha messo la TV, la lavatrice o Internet stesso a diventare di massa.

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