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Ora la Rai si dimostri all'altezza di Minoli

Si rincorrono le voci su una sua presidenza. È un maestro della televisione, con una visione attuale

Ora la Rai si dimostri all'altezza di Minoli
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Le idee davvero buone hanno una virtù singolare. Dopo un po' smettono di appartenere a chi le ha pensate. Camminano da sole. Passano per le redazioni, salgono nei consigli d'amministrazione, si infilano nei corridoi dei ministeri e nelle anticamere della politica, e a un certo punto riemergono come se fossero spuntate da sé, frutto naturale del buon senso. Qualcosa di simile sta succedendo intorno al nome di Giovanni Minoli (foto). Per anni lo abbiamo considerato uno dei padri della televisione italiana, e oggi quel nome torna a girare per la presidenza della Rai. Non per nostalgia, non per tenerezza verso il passato. Per una ragione più seria. Quando si discute davvero del futuro del servizio pubblico, si finisce sempre per parlare di competenza. E la competenza di Minoli, nel suo mestiere, è difficile da mettere in discussione.

C'è un fatto nuovo che rende la faccenda più gustosa. In una intervista al Messaggero l'amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, ha chiamato Minoli "un grande maestro". Non è un'investitura, per carità. È qualcosa che pesa di più. È il riconoscimento di un'autorità professionale da parte di chi oggi siede al comando dell'azienda. Rossi, del resto, in questi anni ha dimostrato di non considerare la Rai un fortino ideologico. Ha aperto le porte a sensibilità diverse, ha dato spazio a gente non necessariamente schierata dalla sua parte, ha tenuto l'occhio sulla qualità. Che guardi con rispetto a uno come Minoli, dunque, non sorprende affatto.

Mi è rimasta in mente la sintesi sulla decadenza del calcio italiano pronunciata da Gian Piero Gasperini, e confesso che mi è parsa cucita su misura per la Rai. Il pallone, diceva in sostanza, andrebbe restituito a chi il pallone lo conosce per davvero. Non a chi lo tratta come una voce minore del bilancio, da far quadrare a fine stagione. Vale anche per la televisione, parola mia. Una grande azienda culturale ha bisogno di amministratori bravi, di conti in ordine, di strategie industriali. Tutto sacrosanto. Ma ha bisogno pure di qualcuno che sappia cos'è un programma, che mastichi la lingua della televisione, che riconosca a fiuto una trasmissione capace di lasciare il segno da una destinata a evaporare prima dei titoli di coda.

Questo mestiere Minoli lo ha fatto ai massimi livelli, e non da ieri. Ha reinventato l'intervista con Mixer. Ha trasformato la storia in racconto popolare con La storia siamo noi. Ha costruito un modello industriale che produce valore ancora adesso. Basta ricordare Un posto al sole, nato quando gli altri pensavano a smobilitare e lui pensava a investire. Resta però un piccolo giallo che qualcuno, prima o poi, dovrebbe spiegarci. In un palinsesto che insegue di continuo volti e firme prese da fuori, magari pagandole profumatamente, uno dei più grandi autori della televisione italiana non ha oggi un solo programma con il suo nome sulla Rai. Sarà una scelta voluta. Sarà che qualcuno preferisce tenerlo a debita distanza, per scongiurare imbarazzi e conflitti d'interesse nel caso quel nome entri sul serio nel valzer delle nomine. La stranezza, comunque, rimane. E le stranezze, in viale Mazzini, raramente sono casuali.

Più della presidenza, però, conta ciò che Minoli propone. L'idea è fondere RaiNews e Raidue, e fare del tasto numero due del telecomando il grande canale italiano dell'informazione, dell'approfondimento, dell'economia, della politica internazionale, delle grandi interviste e delle rubriche di cultura. Un canale che non rincorra nessuno e dia una ragione precisa al servizio pubblico nell'epoca delle piattaforme e dell'informazione che non si ferma mai. Non so se Giovanni Minoli diventerà presidente della Rai.

So che quando perfino chi guida oggi l'azienda ne riconosce in pubblico il valore, la domanda non è più se Minoli sia all'altezza della Rai. La domanda è se la Rai abbia ancora l'ambizione di essere all'altezza dei suoi maestri migliori.

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