La palestra trasformata in ambulatorio del doping

Un giro d'affari di 300 mila euro all'anno con decine di atleti che facevano uso di sostante dopanti. Quattro le persone arrestate e sedici quelle indagate nell'operazione dei Nas di Palermo

La fretta e la volontà di avere un corpo perfettamente scolpito, li spingeva a fare uso di sostanze dopanti anche a discapito della propria salute. É quanto emerso da una maxi operazione dei carabinieri del Nas e del comando provinciale di Palermo, che questa mattina su delega della procura della Repubblica, hanno arrestato quattro persone.

Sono tutte ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione e commercio di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive, al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti. Altre sedici persone risultano indagate. Sei di esse sono ritenute responsabili di esercizio abusivo della professione sanitaria, in quanto dispensavano terapie mediche e piani nutrizionali, somministrando anche farmaci per curare gli effetti collaterali provocati dalle sostanze dopanti.

L’indagine è scaturita da un controllo eseguito dagli ispettori investigativi antidoping del Nas di Palermo su un atleta, risultato poi positivo, della gara ciclistica “Granfondo Mtb - Baronessa di Carini”, disputata a Carini (PA) nel maggio 2016. L'indagine, ha permesso di risalire al sodalizio che utilizzava come base operativa due palestre e un negozio di integratori alimentari. I titolari, tutti preparatori atletici, assieme ad un altro soggetto, anch’esso preparatore e body builder, avevano avviato un'associazione dedita al commercio di sostanze anabolizzanti. Tra i farmaci e le sostanze maggiormente spacciati vi erano Winstrol, Proviron, Testovis, Sustanon, Gonasi e Monores, nonché trenbolone e nandrolone (quest’ultima sostanza, oltre che ad effetto dopante, è anche ad effetto stupefacente).

Gli anabolizzanti venivano venduti al dettaglio o spediti nascosti all’interno di plichi veicolati da corrieri per consegne in città e in altre località dell’Italia. Secondo gli inquirenti, il volume di affari era di 300.000 euro annui circa. Molti degli acquirenti erano atleti che praticano il body-building a livello agonistico e partecipavano regolarmente a numerose manifestazioni, anche di livello nazionale e internazionale, classificandosi quasi sempre ai primi posti delle competizioni.

Una delle palestre era diventata un vero e proprio “ambulatorio del doping”. All’interno dello spogliatoio i giovani body-builder si somministravano vicendevolmente le sostanze dopanti, attraverso iniezioni intramuscolo o sottocutanee. Grazie alla complicità di un infermiere, che veniva chiamato appositamente, venivano eseguite delle flebo per la somministrazione di sostanze per via endovenosa. Stessa cosa avveniva anche all’interno del negozio di integratori, che, seppur all’apparenza era una normale attività commerciale, nella realtà funzionava come “un supermarket di sostanze dopanti, dove si rifornivano numerosi giovani body-builder provenienti da tutta la Sicilia". É stato accertato l’utilizzo, da parte di un atleta, del medicinale veterinario Stargate, un farmaco a base di stanozololo normalmente utilizzato per il potenziamento muscolare e scheletrico di cani e gatti.

Quando parlavano dei farmaci, gli indagati, nel tentativo di eludere le indagini e le intercettazioni, utilizzavano un linguaggio in codice, ovvero Winnie the Pooh o Doppia V, riferito al Winstrol e Gigetto o Giubottino riferito al GH (la sostanza più cara, visto che alcune di queste fiale venivano vendute anche a 400 euro). Uno degli arrestati, temendo di essere intercettato, utilizzava anche una sim intestata ad una ignara cittadina straniera. Tra gli indagati anche un bancario che suggeriva ad uno degli arrestati di effettuare i versamenti di contante in tre distinte tranche, di importi dispari, aggiungendo che egli stesso avrebbe provveduto ad eludere la disciplina sulla segnalazione obbligatoria in materia di antiriciclaggio.

I provvedimenti oltre che dai reparti palermitani, sono stati eseguiti anche con la determinante collaborazione dei Nas di Catania, Ragusa, Salerno, Treviso e dei comandi provinciali di Catania, Caltanissetta, Enna, Siracusa, Ragusa, Salerno e Treviso.

"Purtroppo - spiegano gli investigatori - in questi ultimi anni, il doping, inteso come assunzione di sostanze stimolanti vietate per ottenere risultati sportivi migliori, si è esponenzialmente e rapidamente diffuso anche tra gli atleti non professionisti, finanche in palestra". Le sostanze proibite sono molteplici, così come i metodi illegali di assunzione. Nel body building sono particolarmente utilizzati gli anabolizzanti (testosterone, nandrolone, stanozololo) per accrescere la massa muscolare e gli ormoni peptidici ed affini (corticotropina e ormone della crescita), in grado di generare un aumento della forza e della muscolatura.

A fronte di evidenze scientifiche piuttosto dubbie sul reale miglioramento delle performance, i rischi correlati all'uso di queste sostanze sono ben risaputi e spesso irreversibili. Si pensi, per esempio, agli effetti devastanti connessi all'uso di steroidi anabolizzanti sulla sfera sessuale e sui caratteri somatici sia maschili che soprattutto femminili, al rischio di crisi ipoglicemiche mortali per l'uso di insulina, ai devastanti effetti sul sistema nervoso centrale e sull'apparato cardiovascolare indotti dalle amfetamine e dalla cocaina. Gli anabolizzanti aumentano il rischio di tumori al fegato e di rotture dei tendini.

"Al giorno d'oggi - sottolineano i militari - il problema è notevole, sebbene la vendita e l’uso di sostanze ha trovato un fermo contrasto da parte dello Stato, le vie per procurarsele sono molteplici, internet su tutte, e chi è convinto che lo sport sia ginnastica a base di steroidi, scorgerà sempre un nuovo sistema per approvvigionarsene. Soprattutto nei giovani, le indagini, hanno evidenziato che esiste l’impazienza e il desiderio di pervenire nel più breve tempo possibile ai risultati sperati o spesso suggeriti da istruttori privi di scrupoli. Quindi, accanto ad un effetto economico-sociale del doping, consistente nell’offesa della lealtà sportiva e nell’alterazione delle regole della libera concorrenza, trattandosi di fenomeno a doppia lesione sia sotto il profilo della salute dell’atleta che dell’etica sportiva, esiste un ben più grave problema sanitario strettamente connesso alla disonesta manipolazione del corpo umano ed ai gravi esiti per la salute che questa manipolazione comporta".

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